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Una breve opera letteraria per i 40 anni della F.A.R.O.

Libro FARO

 
 
 
L'ANNIVERSARIO
    
Medicina
e narrazione di vissuti
per un comune
percorso di cura.
 
 
Di: Ernesto Bodini 
 
 
 
  
 
 
Chi nel corso della propria esistenza non ha letto almeno una volta una storia di vita vissuta, anche di persone non famose? Forse un tempo si era più avidi nel conoscere qualche biografia, dalla quale attingere esempi di saggezza sia pur contornati da amene curiosità, ma oggi, con l’avvento dei social, queste letture sono state in parte sostituiteLogo Follower dai cosiddetti follower, ossia un’estensione di sostenitori soprattutto dei vip dello spettacolo e dello sport che, spesso, hanno ben poco di saggio da trasmettere.
Personalmente, da quando ho avuto età matura e superato un certo periodo “post collegiale”, in più occasioni mi sono imbattuto in storie di vita vissuta relative a personaggi famosi della storia per il loro impegno sociale, anche non famosi, perché ritengo che tutti hanno da trasmettere qualche messaggio, se non anche qualche insegnamento…
Da alcuni anni, ad esempio, conservo nella mia libreria un volumetto intitolato Storie dalla FARO, edito (nel 2017) proprio dalla stessa in quanto nota Fondazione Onlus (Direttore sanitario il dott. Alessandro Valle) impegnata nella cura e nell’assistenza dei pazienti in fase Assistiti Faroavanzata della malattia ricoverati in hospice o al proprio domicilio, da un pool di medici, infermieri, psicologi e volontari. Si tratta di una raccolta di brevi storie raccontate dagli stessi protagonisti, dai loro stessi pazienti e anche dai rispettivi famigliari, in varie epoche i cui frammenti segnano le tappe della loro vita prima, durante e dopo la malattia.
Queste storie riguardano il periodo a partire dai primi decenni del secolo scorso, offrendo al lettore una descrizione semplice e spontanea di episodi e aneddoti con un denominatore comune: l’amore per i propri cari dagli esordi sino alla fine della loro unione.
Ciò che mi ha colpito, in effetti, è la loro genuinità che oggi è sempre più rara, nella quale è possibile immedesimarsi sino a farsiLogo Faro 40 coinvolgere. Nonostante i vari aspetti della malattia descritti con quel garbo privo di retorica e pietismo, la forza d’animo di ognuno li ha visti sempre più uniti e non è un caso, che tutte queste storie fanno parte della “narrazione come cura” e, come precisa nella introduzione il Gruppo Narrazioni della FARO: «… il narrare, come espressione di sé, aiuta a trascorrere il tempo, a ricordare quanto ne è passato, a valorizzarlo, anche quello che rimane, svelando la straordinarietà dell’ordinario quotidiano… con cui condividere emozioni e valori».

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Storie quotidiane di fragilità

Mano su spalla
  
LA DOMANDA
 
Sento discutere
di medicina palliativa
e medici di hospice.
 
Di che si tratta? – Marta
 
Di: Ferdinando Garetto
  
Fonte:
Logo Citta Nuova
«Sento discutere di medicina palliativa e medici di hospice. Di che si tratta?». Marta
Un pomeriggio entrammo per la prima volta in quella casa trovando un clima di disperazione: i familiari erano pieni di sensi di colpa nei confronti del congiunto, che rinfacciava loro le scelte che avevano prolungato le sue sofferenze.
Il malato, a letto e ormai prossimo all’agonia, da giorni rifiutava qualsiasi contatto.
Flebo palliative
Quando ci vide, ci “accolse” con un filo di voce: «Se siete venuti per farmi morire, va bene… altrimenti, andatevene. E non ditemi che ve lo vieta la legge».
Brevi istanti, per comunicare che non era una legge, ma il fatto che a lui tenevamo, a guidare le nostre scelte: «Se ce lo permette, possiamo provare a toglierle il dolore e farla riposare almeno questa notte».
Accettò, seppure con diffidenza verso i “nuovi arrivati”, e iniziammo la terapia con morfina, che si mostrò subito efficace. Il mattino dopo, lo scenario completamente mutato: i familiari, commossi, ci raccontarono che la sera prima il paziente, finalmente libero dai dolori, li aveva voluti salutare uno ad uno, riconciliandosi con ciascuno; poi, sfinito, si era addormentato. Eravamo presenti al risveglio: ci sorrise, esclamando: «Sono in Paradiso». Poi si riaddormentò, questa volta definitivamente, morendo nel pomeriggio, in un clima di serenità. Un’assistenza breve, di un giorno. Che cosa sono 24 ore nella vita di un uomo? Alla fineMa cosa sarebbe stato, per lui e per la sua famiglia, se quella vita fosse stata interrotta 24 ore prima, per una scelta dettata da una legge o da una ideologia? L’attività di un’èquipe di cure palliative è fatta di tanti incontri come questo, a volte brevi e intensi, a volte lunghi e continuati in un cammino quotidiano che può durare mesi, insieme con i malati e le loro famiglie. Possono essere l’abbraccio con una giovane donna, per dirle che è il momento di “salutare” le sue bambine di 6 e 9 anni: questo lei aveva chiesto, diversi mesi prima, in uno struggente primo incontro durante un ciclo di chemioterapia.
Sono le tante storie quotidiane in cui la complessità dei legami e dei rapporti, nel percorso a volte lungo e travagliato a volte repentinamente breve, richiede inevitabilmente una presa in carico, globale e multidisciplinare, di un’intera famiglia.Zamagni
Sono le storie quotidiane di fragilità che ci segnano, ma al tempo stesso ci spingono avanti, in quel “principio di reciprocità” descritto come «una relazione biunivoca; non soltanto uno dà e uno riceve. Il beneficiato non è un semplice oggetto di benevolenza per chi lo beneficia, ma è qualcuno che restituisce a chi lo sta aiutando il significato del suo operare», come dice Stefano Zamagni*.
* Stefano Zamagni è un economista italiano, ex presidente dell'Agenzia per il Terzo Settore.
Dal 27 Marzo 2019 al 31 Marzo 2023 è stato presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

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Ignazio Silone - 90 anni da Fontamara


Silone 1
  
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
La grande lezione
di Ignazio Silone
Scomoda, ancora oggi,
resta la sua figura,
troppo forte, troppo attuale
il suo messaggio sociale.
 
 
 
In una delle interviste successive all’assegnazione, nel 2003, del Nobel della Pace, richiestole dei suoi rapporti con la cultura letteraria italiana, l’iraniana Shirin Ebadi fu lapidaria: dueLibro Fontamara nomi su tutti, Dante Alighieri e Ignazio Silone, l’uomo nato in inizio di Novecento nell’abruzzese Pescina.
La località marsicana era la stessa che due secoli e mezzo avanti aveva assistito alla nascita dell’uomo che fu a lungo depositario dei destini del continente europeo,  Giulio Raimondo Mazzarino, una nascita visivamente testimoniata localmente da un Museo e da una loggia che ricordano dell’antica anagrafe del futuro cardinale.
Dello scrittore abruzzese, tra i più tradotti al mondo, e fra gli anni Cinquanta e Sessanta in più scadenze candidato al Nobel della letteratura, ricorrono novanta anni dall’uscita del romanzo che aprì all’autore la strada alla notorietà internazionale. Quelle di Fontamara, pubblicato a Zurigo nel 1933, voce autenticamente rivoluzionaria nel panorama letterario italiano, sono pagine illuminanti dell’inesausto legame con i disperati della terra da parte di un uomo Uscita di Sicurezzache, disilluso dai partiti e dal clero, amò definirsi politico senza partiti e cristiano senza chiesa. Della profondità umana, oltre che letteraria, di Silone, resta, fra le altre, una magnifica pagina d’uno dei suoi romanzi, Uscita di sicurezza. L’autore racconta di come lui, giovanissimo, dinanzi l’uscio di casa, avesse riso allo spettacolo di un uomo malmesso e terroso ammanettato tra due carabinieri. E di come  fosse stato ripreso con severità dal padre: <<Non si deride un detenuto, mai, perché non può difendersi, perché forse è innocente, in ogni caso perché è un infelice. Infine perché, scalzo e vestito di stracci com’è, più che un ladro ha l’apparenza di un derubato>>.

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Un giovane poeta che... "respira l'azzurro"

Lorenzo

 
 
LA RINASCITA
    
 
Quando l’estro poetico
nasce dalla sofferenza
e dalla ricchezza interiore.
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
 
 
 
I cicli della vita sono sempre più inesorabili sotto ogni aspetto, soprattutto quando la vita è di breve durata tanto da non avere il tempo di chiedersi il perché, senza alcun margine di qualsiasi aspettativa… Ma a volte in questi casi soccorre la piena coscienza, la razionalità e per certi versi la determinazione, elementi nobili che lasciano spazio all’estro poetico, non solo come testimonianza di un vissuto ma anche come messaggio per i posteri, poiché un’ode che si rispetti giustifica sempre l’essere considerata specie se i versi sono il frutto di una sofferenza.
É il caso del giovanissimo Lorenzo Bastelli (nella foto), bolognese, morto il 22 Novembre scorso a 14 anni appena per un tumore che spesso non lascia scampo: il “Sarcoma di Ewing”. Questa giovane creatura non ha mai perso lucidità e consapevolezza, ma al tempo stesso ha avuto bisogno di ampliare i contatti umani, con l’invito (“sollecitato” dalla mamma Francesca Ferri) a scrivere al ragazzo in occasione del suo compleanno.
Non sono quindi mancate missive da ogni parte, attraverso i vari social, lettere e cartoline recapitate a Castel San Pietro, sua casa di residenza. Un appello a cuiFarfalla e Sole hanno risposto in molti, ma anche alcune autorità istituzionali e diversi protagonisti del mondo dello sport; una fitta corrispondenza che ha fatto promettere alla sua mamma Francesca, come riportano i mass media: «Parlerò a nome suo, sono sicura che Lorenzo abbia vissuto l’ultimo mese della sua vita dentro a un sogno, nonostante il dolore fisico, grazie a tutti quelli che gli hanno voluto bene». Una promessa sicuramente dettata non solo dal profondo senso materno, ma anche da quel credo in cui spirito e fede si fondono insieme.

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La città che cambia...

Corso Francia

 
 IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
  
Strade ampie, diritte,
controviali accoglienti,
il paradiso degli abitanti
e in particolare
degli automobilisti!
 
Ma è ancora così?
  
Molti apprezzamenti sono stati indirizzati spesso nei confronti della capitale sabauda.
Di uno in particolare andavamo fieri, uso un verbo al passato, quando tanti viaggiatori tornando a Milano o Roma o Napoli si scontravano con il traffico caotico e sospiravano: <Però Torino, che città! Strade ampie, diritte, controviali accoglienti, è il paradiso degli abitanti e in particolare degli automobilisti…>.  
Oggi? Beh, oggi è molto diversa la situazione, Torino si sta omologando allo stile italico denominato caos. Il motivo? È in corso la sfida con Sua Maestà La Bicicletta.
Ci sono molti motivi per amare questo congegno a due ruote nato agli inizi dell’Ottocento con il nome di draisina, poi velocipede, addirittura c’è chi risale a bozzetti di Leonardo Biciclettada Vinci sul tema… Attraverso esperimenti e sussulti un po’ problematici (pensate alle foto d’epoca che presentano la novità, ruota anteriore piccola piccola e la posteriore grande come un mappamondo) la bici è andata perfezionandosi fino a diventare un gioiellino. Oggi chi non si accontenta trova costosi modelli leggerissimi che possono essere sollevati con due dita. E poi ci sono bici per i furbetti o i pigri con motorino incorporato, ma questa è un’altra storia. Ed è vero che Torino è stata la culla dell’auto, ma anche la patria delle due ruote.

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2023 - Recensione del Libro: Mai più schiavi della sigaretta

Libro Smettere di fumare

 
 
LA RECENSIONE 
 
  
Per chi vuole
smettere di fumare,
in aiuto una recente pubblicazione
del dott. Giuseppe Fatiga,
medico e scrittore. 
 
 
Recensione di: Ernesto Bodini
 
 
 
 
 
Da molto tempo e di tanto in tanto la scienza medica, come anche qualche politico, sottopongono all’opinione pubblica il problema del fumo, un vizio voluttuario le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Della sua nocività per la salute umana, sia che si fumi sigaretta, sigaro o pipa, ormai è più che assodato ma ciò nonostante il 91% dei 12 milioni di fumatori italiani non vuole abbandonare questa abitudine, oppure non riesce a lasciarsela alle spalle.
Si potrebbe dire che questo “vezzo” stia ossessionando un po’ tutti, lettori compresi, in considerazione anche del fatto che da qualche anno è in voga la cosiddetta sigaretta elettronica,Sigaretta Elettronica una sorta di “alternativa” per gli irriducibili del fumo tradizionale; ma ciò nonostante la situazione non cambia. Ecco che una ricerca approfondita del dott. Giuseppe Fatiga, ecografista, agopuntore e scrittore scientifico e divulgativo, corre in aiuto a questi “viziosi impenitenti” con la pubblicazione del libro Mai più schiavi della sigaretta - Smettere di fumare con l’aiuto della Scienza (Ed. Pintore, 2023, pagg. 170, Euro 16,00); non solo un’indagine ma anche una analisi approfondita non per innescare una guerra contro i fumatori (nonostante la Legge Sirchia di vent’anni fa), ma più semplicemente per informare oltre ai danni derivanti alla salute umana anche all’ambiente; quindi quanto e come è possibile smettere di fumare con l’aiuto della scienza.
A livello nazionale l’Italia rimane ai primi posti in Europa per il consumo di sigarette, e si contano 90 mila morti l’anno e, a questo riguardo, la UE nel suo programma per combattere il cancro intende raggiungere entro il 2040 un tasso del 5 per cento di fumatori sul totale della popolazione. Ad oggi siamo Male da fumoancora al 25 per cento. Dati ulteriormente significativi che ben giustificano l’opera del dott. Fatiga, il cui impegno di clinico e di scrittore è teso a sottolineare che il vizio di fumare sigarette, sigari o pipa, per una serie di ragioni è ipotizzabile che sia da sempre prerogativa dell’uomo, e in seguito anche della donna, nonostante nel tempo si siano dimostrati i notevoli danni per la salute umana e ambientale, tanto che la Scienza oggi lo definisce una malattia piuttosto che un vizio. Affermazioni che suonano palesemente come un invito al lettore a “meglio analizzare” un fenomeno sociale le cui origini, prevalentemente voluttuarie, hanno determinato e determinano (in parte) la personalità del fumatore di ieri e di oggi.

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Le terapie mediche dei tumori: sviluppo ed evoluzione

 
Precisione 4
 
IL CAMBIAMENTO
 
Nel XX° e XXI° secolo 
l’Oncologia Medica
ha conosciuto con l’avvento
del nuovo millennio
un’evoluzione straordinaria
come tipologia e numero di farmaci.
 
 
Di: Alessandro Comandone°, Antonella Boglione°, Tiziana Comandone*°
      ° SC Oncologia Ospedale San Giovanni Bosco Torino
      * Farmacia ospedaliera ASO Mauriziano
      ° Gruppo Italiano Tumori Rari
 
ABSTRACT
 
L’Oncologia Medica ha conosciuto con l’avvento del nuovo millennio un’evoluzione straordinaria come tipologia e numero di farmaci.
 
Sino al 2.000 conoscevamo solo due tipi di trattamento medico delle neoplasie: l’ormonoterapia riservata però a pochi tipi di tumore quali il carcinoma della mammella, il carcinoma della prostata, i tumori della tiroide e in minor misura i carcinomi dell’endometrio e la chemioterapia.
La chemioterapia richiedeva lunghi tempi per la scoperta di nuove molecole attive, per il loro sviluppo e per l’applicazione in clinica. Inoltre era gravata da importanti tossicitàComandone Microfono per la stretta finestra terapeutica. Tutto questo determinava risultati incerti, difficoltà a utilizzare il farmaco per lunghi periodi di tempo, elevato tasso di progressioni di malattia e poche guarigioni.
 
Con lo sviluppo delle ricerche sul genoma umano e la comprensione dei meccanismi biomolecolari della cellula neoplastica e del complesso rapporto immunità e tumori, uniti ai grandi progressi della ricerca farmaceutica con la chimica combinatoriale e la maturità nella sintesi di anticorpi monoclonali sempre più efficienti e mirati, i risultati positivi di cura della malattia cancro sono nettamente migliorati. Infatti sono aumentate sia le percentuali di guarigione, soprattutto delle forme diagnosticate e curate precocemente, sia la sopravvivenza nelle forme metastatiche. I trattamenti oggi disponibili si avvalgono delle terapie a bersaglio molecolare sia come anticorpi monoclonali che come piccole molecole inibitori delle tirosinchinasi che terapie immunologiche come check point inibitori, terapie cellulari e vaccini.
Ultima conquista i farmaci ADC che coniugano monoclonali e farmaci citotossici o tossine. Sono però aumentati anche i problemi: difficoltà a valutare i risultati più valutati sulla PFS che sulla sopravvivenza, scarsa propensione dell’industria a programmare studi comparativi con molecole analoghe della concorrenza, scarsi dati sulla tossicità tardiva, costi dei farmaci e conseguente tossicità finanziaria.
 
Introduzione
 
L’evoluzione della terapia antitumorale ha conosciuto un’importante accelerazione negli ultimi 15-20 anni al seguito dei progressi registrati nella ricerca genetica, biomolecolare e farmaceutica. In questo articolo cercheremo di riassumere e spiegare questi progressi e le positive ricadute sulla cura dei Malati di cancro.
Storicamente la cura dei tumori solidi si avvale della chirurgia, della radioterapia e dell’oncologia medica.
La chirurgia resta in molte neoplasie solide l’arma principale sia in fase di cura primaria che di trattamento della malattia metastatica. La riduzione degli interventi invalidanti o mutilanti è stato il grande progresso della seconda metà del 20° secolo: quadrantectomia anziché mastectomia, nefrectomie parziali, chirurgia function sparing nei tumori della testa e del collo e dei sarcomi degli arti sono alcuni esempi.
FleboContemporaneamente ha preso slancio la chirurgia delle metastasi (epatiche nel ca del colon, polmonari) e delle recidive locali, migliorando il tempo di sopravvivenza e rallentando la progressione di malattia. (1)
 
Altro progresso si è registrato nelle terapie ablative locoregionali con radiofrequenze, microwave, TACE, TARE, vertebroplastica per controllare la malattia oligometastatica. (2) Soprattutto la discussione multidisciplinare dei casi ha permesso di articolare meglio il tempo della terapia chirurgica con il tempo delle terapie non chirurgiche.
La radioterapia ha perfezionato la sua capacità di selezionare più accuratamente i tessuti neoplastici e sani, in modo da avere una più precisa capacità di incidere sul volume bersaglio (3 - 4)
Inoltre l’applicazione di particelle corpuscolate (protoni, adroni, ioni acqua) e accelerate hanno permesso l’irradiazione di tessuti profondi e circoscritti. (5) Ma certamente i progressi più sostanziali si sono registrati nel campo dell’oncologia medica.
 
Fino a fine all’ultimo decennio del XX° secolo le due armi di medicina oncologica erano l’ormonoterapia, ma solo per alcuni tumori ormonosensibili quali ca mammella e ca prostata e soprattutto la chemioterapia. Con i progressi nei campi della biologia molecolare hanno preso corpo le terapie mirate contro bersagli cellulari e le varie terapie immunitarie.
 
Passiamo in rassegna i trattamenti ad oggi disponibili nelle varie classi di farmaci.
 
  

Note a margine di una morte

F. Garetto
  
LA VICENDA
 
 
La riflessione
di un medico palliativista
di fronte
agli ultimi giorni di vita
di Michela Murgia
 
Di: Ferdinando Garetto
 
 
  
Fonte:
Logo Citta Nuova
Una premessa, innanzitutto: seguivo pochissimo le vicende culturali e i dibattiti giornalistici che hanno sempre accompagnato le parole di Michela Murgia. Non sono quindi laLacrima persona adatta a dire alcunché su di lei come intellettuale e figura pubblica. Ma occupandomi di cure palliative e fine della vita devo dire che la sua ultima vicenda umana mi ha molto colpito. Non solo per la forza delle sue parole, per nulla ideologiche e per nulla teatrali, in un cui ha pubblicamente condiviso la sua condizione. Malata di tumore renale al IV stadio, quindi metastatico, nel suo caso anche a livello cerebrale. Ancora in terapia, con i più moderni protocolli (accettati e vissuti con fiducia nella medicina e al tempo stesso con consapevolezza dei limiti). Senza ricerca di colpevoli, senza drammatizzazioni.
Ditino AlzatoLa narrazione dell’ultimo tempo («sto morendo») e l’invito (questo sì autenticamente “politico”) a non aspettare “quel” tempo per agire e vivere la stagione dell’impegno.
Innegabile che fino all’ultimo sia stata testimonianza autentica e non ostentata di tutto questo. Al punto, che – per quanto preannunciata da lei stessa – la morte è alla fine giunta di sorpresa per molti, poco dopo gli ultimi interventi pubblici.
Ogni storia è unica, ma certamente la testimonianza della Murgia si colloca nel solco delle grandi narrazioni (Gigi Ghirotti, Anna Lisa Russo, per fare due esempi di tempi diversissimi) che hanno aperto un varco sul grande “tabù” della malattia oncologica, della terminalità, della morte.
Ma è proprio nel filo di questa riflessione che ne sorgono altre più tristemente legate alla nostra tendenza a rimuovere e a non voler sentire il grido dei malati che vivono quotidianamente situazioni come quella a cui la Murgia ha saputo dare voce.

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In ricordo del Professor Judah FOLHMAN

Folkman

 
 
LA RICORRENZA
    
A novant’anni
dalla nascita il ricordo
dell'illustre ricercatore,
clinico e cattedratico,
padre dell’Angiogenesi.
 

Di: Ernesto Bodini 

 
 
 
Forse non tutti sanno che sulle scale dell’Istituto di La Jolla (California) è incisa una frase di Jonathan Salk (autore con Albert B. Sabin del vaccino antipolio) che evoca il percorso scientifico e umano di Judah Folkman (1933-2008), il padre dell’Angiogenesi: “La speranza sta nei sogni, nell’immaginazione e nel coraggio di trasformare i sogni in realtà”.
Folkman, che era nato a Cleveland nell’Ohio, era direttore del Vascular Biology Program al Children’s Hospital Boston e professore ad Harvard. È mancato a 74 anni e il suo nome, come i suoi lavori, rimangono associati alla sua dedizione alla ricerca.
Folkman BodiniChi scrive ebbe occasione di conoscerlo e intervistarlo a Roma nel 1999 per il convegno sul tema “La brevettabilità del materiale vivente tra scienza ed etica”, un appuntamento durante il quale gli fu riconosciuto il Premio Chirone 1999 conferitogli dall’Accademia Nazionale di Medicina, e si rese disponibile ai giornalisti che lo hanno assediavano nel corso di una conferenza stampa. Personalmente tra le diverse domande gli chiesi: “Prof. Folkman, a che punto è la ricerca sull’Angiogenesi? «La ricerca sulla crescita dei vasi sanguigni e il loro rapporto con il tumore, in particolare – rispose –, è a buon punto. Viene condotta in almeno un centinaio di laboratori sparsi in tutto il mondo, e parte di questa sperimentazione è in fase quasi completata negli animali e quindi pronta per essere attuata nell’essere umano».
Poi, l’intervista andò oltre, e sicuramente oggi i progressi in materia sono progrediti, tant’è che nel 2006 l’illustre ricercatore fu invitato dall’Università di Torino per conferirgli la laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia per le sue fondamentali acquisizioni dell’Angiogenesi (lo sviluppo, appunto, dei vasi sanguigni che alimentano il tumore, ndr), nel cui laboratorio è stato scoperto ilFolkman Laurea primo inibitore naturale dell’angiogenesi e dimostrata l’attività anti-angiogenetica della talidomide (oggi introdotta in terapia in alcuni tumori), e scoperti due frammenti anti-angiogenetici del collagene: l’angiostatina e l’endostatina
Riprendendo parte di un mio articolo del 2006 in merito ai suoi lavori, spiegavo che già nel 1995 Folkman aveva supervisionato il primo studio per l’utilizzo dell’Interferone gamma quale inibitore dell’Angiogenesi negli emangiomi (neoformazioni benigne circoscritte, dovute ad anomalie di sviluppo dei vasi sanguigni, ndr). Lavori che hanno portato il ricercatore ad intraprendere trials terapeutici rivolti al blocco dell’Angiogenesi il cui campo di applicazione riguarda sia le neoplasie che le malattie non neoplastiche.

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Le Raccolte del GITR

 
"CARTOLINE DAL PASSATO"
Cartoline dal Passato
SCARICA IL FASCICOLO CLICCANDO SUL LOGO
 
Abbiamo raccolto in un nuovo fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “CARTOLINE DAL PASSATO"gli articoli di Augusto Frasca, giornalista, saggista, storico di sport e cultura a tutto campo. Abruzzese di nascita, romano di residenza, componente del Comitato scientifico della Treccani e curatore, con Claudio Ferretti, dell’Enciclopedia Garzanti, responsabile dei servizi giornalistici nei principali avvenimenti di atletica e dei Mondiali di Calcio del ’90, ha al proprio attivo pagine su fatti e personaggi dello sport e non solo. Ogni volta una data e un personaggio da ricordare.
 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della pagina HOME.

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    La Farmacia Oncologica
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    TUMORI RARI,
    GRIDO DI ALLARME
     
    Nel Rapporto 2015
    di AIRTUM-AIOM
    cifre preoccupanti.
    Nel 2015 registrati
    89.000 nuovi casi,
    900.000 i pazienti in Italia.
    Difficoltà di diagnosi e cure,
    le strade da seguire.
     
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