«Quer pasticciaccio brutto de via Allegri»

presidente, Giovanni Malagò, poi sfiduciato e rimosso per una tessera fantasma (che, cioè, non aveva; e dunque, tautologicamente, non tesserato e non eleggibile). Specialista nel fuoco amico, il Coni di Luciano Buonfiglio («Goodson», all’americana) ha scelto un commissario: Malagò, ma no? Morale della favola, l’Italia si ritrova con due commissari: uno, addetto alla squadra, Roberto Mancini; l’altro, addetto alla «quadra», Malagò.
politica. Il divo Giulio (Andreotti) ci accompagna all’ombra della memoria, come una valletta che porge i quiz al Mike Bongiorno di turno. Busta numero uno: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Busta numero due: il potere logora chi non ce l’ha.
E lo stesso Malagò che, «spiato» al telefono, dava dei «delinquenti veri» ai padroni del vapore, finì coinvolto nella torbida elezione di un presidente di Lega (Gaetano Miccichè). Ecco perché chi fa le pulci a Beppe Signori, vice campione del Mondo nel 1994 e fresco capo delegazione della Under 20, uscito pulito dallo scandalo scommesse del 2011, incarna il classico fariseo in licenza. La caccia alla Santità in cambio delle pari opportunità è disciplina fra le più diffuse. Le dimissioni di Diana Bianchedi, «capa» delegazione della Nazionale, hanno aggiunto stupore a scalpore. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, non lesina pizzicotti, punture. Ape «regino» abbonato agli zero a zero diplomatici, ronza sulla fedina di John Malagò, che nelle omelie di Milano-Cortina si espresse in un inglese da otto (scritto senza piaggeria).Per fortuna, l’investitura di Claudio Ranieri a direttore tecnico non ha scatenato proteste né prodotto cortei.
A differenza del ripescaggio del Mancio, bollato e zavorrato dalla fuga araba dopo la Macedonia. Il Paese si spaccò. Indignato, Gianni Rivera brandì il piatto destro di Italiagermania 4-3, «arma» che rimbomba ancora di terrazze in furore e di talami in calore. Gira e rigira, fuori da tre Mondiali (2018, 2022, 2026), ci si aggrappa al campo. Adesso che Daniele Orsato ha ridottato il Var da cascate del Niagara (come ai tempi di Gianluca Rocchi) a rubinetto gocciolante di un condominio, l’1-1 di Parigi con Les bleus di Zinedine Zidane e la doppietta turca hanno compensato lo 0-2 del battesimo casalingo con i belgi.
Per la cronaca, e per la storia, il 14 dicembre Malagò, di anni 67, si misurerà con Adriano Galliani, di anni 82, ex Milan, in passato sponsorizzatissimo dalla «Triade» juventina e oggi da Beppe Marotta, boss dell’Inter.
Sic transit «poltrona» mundi. Margaret Thatcher ammoniva: «Essere potente è come essere una signora. Se hai bisogno di dirlo, non lo sei».























