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TOKYO 2020, l'Olimpiade "ammanettata"

Tokyo 2021

 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo

A Tokyo il mondo sportivo
si confronta
chiuso in una bolla,
senza pubblico,
senza contatti fra gli atleti,
senza gioia.
 

Ma – si – deve – fare

<Care Olimpiadi scusate il ritardo, stiamo arrivando>. È uno dei tanti titoli che riportano l’attenzione sul massimo evento sportivo del pianeta, più di 200 Nazioni presenti, manca soltanto la Corea del Nord, dopo un anno tondo di attesa. La scorsa estate sarebbe stata follia sfidare la pandemia. E in molti nel Giappone che dal 23 Luglio all’8 Agosto ospita la patata bollente dei Giochi ritengono che la follia abiti ancora lì. Il fronte dei no resta numeroso.
No OlimpiadiÈ una cifra a tanti zeri quella dell’esercito che ha eletto Tokyo come capitale dello sport, circa 12mila atlete/atleti, ma la cosiddetta famiglia olimpica, accompagnatori, dirigenti, medici, tecnici, giornalisti, sponsor e via dicendo fa lievitare la stima almeno a quattro volte, tutti perfettamente consapevoli di andare in prigione, non alla festa della più bella gioventù.
Il messaggio che ho ricevuto giorni fa da una dirigente del Coni, Rita Bottiglieri, ex azzurra dell’atletica, è chiaro: < Faccio parte della missione italiana a Tokyo ed entrare in Giappone sarà per tutti un’impresa titanica viste le tante procedure e restrizioni messe in atto. I presidenti federali saranno rinchiusi negli alberghi, molti coach non potranno seguire gli atleti al momento di scendere in campo, Casa Italia blindata o per pochi eletti, giornalisti recintati... Davvero un percorso in salita. Da mesi lavoro a questo evento e Wilma e Livioancora prima di partire già sono alla canna del gas. Il nostro piccolo gruppo farà praticamente da cavia. Primo obbiettivo uscire vivi dall’aeroporto…>.
È un’Olimpiade quasi virtuale obbligata a rinnegare il suo cuore e il suo animo, sempre aperti ai contatti, parole, idee, bianchi e gialli e neri a passeggio insieme nel Villaggio, a tavola, negli allenamenti, nel relax, in gara. Ora ognuno chiuso nella sua abitazione, si esce a comando, conferenze stampa attraverso il video…
Ho seguito una decina di edizioni dei Giochi fin da Mexico 1968, uscendone sempre arricchito spiritualmente e professionalmente, ma questa è un’altra storia. Alle Olimpiadi di Roma 1960 Livio Berruti che andava a passeggio mano nella mano con la stellina americana dello sprint Wilma Rudolph è un ricordo o sembra un sogno?

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Riorganizzata la Rete Oncologica del Piemonte e Valle d'Aosta

Dott.Comandone nuovo

 
 
LA NOMINA
 
 
 
Al dottor
Alessandro Comandone
un ruolo prestigioso,
il Presidente del GITR,
Gruppo Italiano Tumori Rari
è stato nominato
Coordinatore dell'Area Territoriale
 
 
 
 
Dal Sito:
 
Cambia l’assetto organizzativo della Rete oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta:Logo Rete Oncol il nuovo modello, evoluzione del precedente basato sul Dipartimento interregionale ed interaziendale, prevede l'istituzione di una Autorità centrale di coordinamento e le figure del coordinatore della rete, del coordinatore dell'area ospedaliera e del coordinatore dell'area territoriale. Quest'ultimo avrà il compito di coinvolgere nella rete i medici di base per rendere più efficace la cura di 230.000 persone fra malati, in via di guarigione e guariti da monitorare a fronte di solo 240 oncologi strutturati negli ospedali.
 
L'Autorità centrale di coordinamento, rinnovata ogni tre anni, avrà sede presso la Città della Salute di Torino e includerà un neonato “Molecular Tumor Board”, incaricato di occuparsi delle terapie più innovative.
Logo Citta SaluteAlla direzione Sanità della Regione spetterà la nomina dei componenti del Comitato scientifico, che sarà formato da due oncologi, un oncologo/ematologo pediatra, un ematologo, un radioterapista, un chirurgo, un esperto di sanità pubblica, un infermiere con esperienza in oncologia e un rappresentante delle associazioni di volontariato in oncologia maggiormente rappresentative.
Il nuovo organismo sarà finanziato con 1,5 milioni dalla Regione Piemonte e con 43.500 dalla Valle d'Aosta, in misura proporzionale alla popolazione residente. Ma i responsabili della rete d'ora in poi, contrariamente al passato, non riceveranno remunerazione.
 
“Adeguiamo il modello ultradecennale del Dipartimento funzionale interaziendale alle linee guida organizzative nazionali e ai nuovi assetti programmatori regionali e aziendali - ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte Luigi Genesio Icardi - con l’obiettivo prioritario di valorizzare il ruolo che ciascun professionista ha all’interno della Rete e il suo coinvolgimento nelle infrastrutture di sistema, tra le quali l’accesso alla ricerca, la partecipazione a trials di Rete, l’analisi del monitoraggio e la discussione in Rete.
Le Reti oncologiche regionali sono parte integrante della programmazione dei servizi sanitari, in risposta alla domanda di cure oncologiche di qualità Gruppo Rete Oncologicae anche al fine di valutare, in tempi appropriati, le necessità di innovazione tecnologica e di utilizzo dei farmaci, implementando la capacità della formazione e l’aggiornamento del personale.
Ringrazio la professoressa Franca Fagioli che in questi mesi ha coordinato, insieme all’Assessorato, la transizione al nuovo modello organizzativo sul fronte delle patologie oncologiche in Piemonte, raggiungendo un traguardo di assoluta rilevanza”.

La nuova rete è stata illustrata dall’Assessore Icardi con la collaborazione di coloro che hanno contribuito alla sua riorganizzazione: l'oncologa pediatrica Franca Fagioli, il coordinatore della rete Massimo Aglietta, il coordinatore dell'area ospedaliera Mario Airoldi e il coordinatore dell'area territoriale Alessandro Comandone

 
 

A Torino un Centro per il coordinamento delle cure palliative

Ingresso ASL

 
 
 
IL SUPPORTO
 
Nel capoluogo piemontese
è sempre più alta l’attenzione
per la cura e l’assistenza
dei malati cronici,
dedicando loro
una sede e il supporto
di vari specialisti.
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
 
Parlare di malati che hanno bisogno maggiormente di ulteriori terapie di sostegno nella fase finale della malattia, non solo è un dovere, ma richiede quel “passo in più” che va oltre la sensibilità non solo degli operatori, ma anche della politica-gestionale, ragioni che hanno dato vita a Torino alla Centrale di Coordinamento delle Cure Palliative dell’Asl locale, con Sede in via Chambery, 91/6.
Si tratta di un immobile confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla comunità. Una iniziativa che rientra nel Progetto di un Centro Direzionale per le Cure Palliative, ad integrazione della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta. Sono cure che si offrono a malati con patologie croniche come ad esempio il cancro e le neurodegenerative. Superate le cure attive, questi pazienti vengono aiutati e accompagnati nella fase finale Interno CPdella malattia… e della loro esistenza; una utilissima continuità a quella già in corso da tempo degli hospice e dell’assistenza domiciliare. Un lavoro in rete che si avvale della collaborazione tra medici di famiglia, medici e infermieri dediti alle cure palliative e oncologi ospedalieri, garantendo il massimo dell’assistenza (anche psicologica) nella fase di fine vita, nel modo più dignitoso possibile e in presenza dei propri famigliari e di volti amici.
«Le cure palliative, che hanno la finalità dell’umanizzazione del percorso di cura all’ultimo giorno di vita – precisa il dottor Alessandro Comandone, oncologo-farmacologo e coordinatore dell’Oncologia piemontese –, si prefiggono di riportare in un contesto familiare i grandi temi della sofferenza e della morte, garantendo al malato e ai congiunti un supporto costante, discreto e sapiente». In questa ottica sembra essere un evento triste, e forse tale è, in quanto se si fosse in grado di controllare in modo definitivo la malattia cancro come pure la malattia neurodegenerativa, non ci sarebbe la necessità delle cure palliative.

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Giacomo Balla, "L'Arte del Futuro

Giacomo Balla

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
Torna d'attualità
nella più sabauda,
tra le più eleganti arterie
della Capitale, la figura
di un grande torinese. 
 
                 
 
Dal mese di giugno, nella ricorrenza del 150° dalla nascita, il civico 39b della romana via Oslavia ha aperto alla curiosità del prossimo e all'attenzione dei cultori vita e opere dell'artista che ha segnato e segna un periodo irrinunciabile nella storia delle arti figurative.
Precocemente orfano a nove anni di padre, Giacomo Balla era sceso a Roma dal capoluogo piemontese nel 1895, ventiquattrenne, dopo aver frequentato corsi all'Accademia Albertina alternati a lezioni in psichiatria e in antropologia criminale di Cesare Lombroso, forte della frequentazioneMarinetti Redazione Rivista intellettuale con personaggi del livello di Edmondo De Amicis e di Giuseppe Pellizza da Volpedo e già esordiente in pittura in chiave figurativa. 
La celebrità dell'artista e dell'uomo sarebbe esplosa con l'annuncio del totale rinnovamento del linguaggioformale, destinato a cancellare qualsiasi formula artistica legata alla tradizione, con la firma posta in calce al Manifesto della pittura futurista assieme ad Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini e Luigi Russolo. Accadeva nel 1910, nella stagione immediatamente successiva alla spettacolare invenzione letteraria e al sovvertimento dei costumi nati dalla rivoluzionaria fantasia di Filippo Tommaso Marinetti, esaltati il 20 febbraio 1909 con una vistosa prima pagina dal Figaro, il più diffuso quotidiano parigino.Nel 1915, mentre il movimento futurista si avviava ad offrire un lacerante tributo al conflitto mondiale con la scomparsa sul fronte bellico di Umberto Boccioni e di Antonio Sant'Elia – avviato, il secondo, con la genialità delle sue intuizioni, a suggerire svolte epocali nella storia Automobile in corsa Balladell'architettura – insieme con Fortunato Depero, Balla firmava un ulteriore  manifesto volto ad aprire nuovi orizzonti al mondo dell'arte, alienandosi tra l'altro di tutta la precedente produzione figurativa ed aprendo progressivamente la propria visione estetica all'abbigliamento, alla scenografia, all'arredamento e al mondo della pubblicità firmando con lo pseudonimo di FuturBalla
Nel 1929, in piena maturità, l'occasione avrebbe condotto Balla nella zona della città resa piemontese fin dai primi interventi urbanistici del 1883, man mano definiti nel quarantennio successivo, attraverso vari piani regolatori, con la progressiva trasformazione delle aree per secoli riservate a pascoli, a campiCasa Balla coltivati e a paludi causate dalle esondazioni del Tevere nella più ariosa zona della città, il quartiere Prati, razionalmente impaginato nelle lunghe traiettorie orizzontali e verticali evocanti i cardi e i decumani dell'antica struttura urbanistica latina.
Come appare oggi ai visitatori, vissuta nella compagnia della moglie Elisa e delle figlie Elica e Luce, la casa-museo di via Oslavia è integra nella sua policroma spettacolarità, dalle porte alle pareti ai mobili al più semplice degli arredi, viva testimonianza dell'estetica che guidò la lunga traiettoria umana ed artistica di Giacomo Balla. Fino al primo marzo del 1958, giorno della sua scomparsa, ottantasettenne.
 

Prevenzione Tumori - La parola al dottor Alessandro Comandone

Dott Comandone

 
L'INTERVISTA
 
Coronavirus
e malati di tumore:
 
grazie a medici e infermieri,
sempre  in prima linea
con un'attività senza soste.
 
Di: Liliana Carbone

Logo Prevenzione Tumori

 
  Da:

 

 
<Spero che questo terribile periodo per la nostra Italia si esaurisca rapidamente. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che gli operatori sanitari non abbandonano mai l’ammalato>. 
Sono le parole del dottor Alessandro Comandone, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e membro del comitato scientifico dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte.
Davanti a lui, sparsi sulla scrivania i fogli del report settimanale sull’attività medica e clinica oncologica che si sta svolgendo nei tre presidi ospedalieri dell’Asl Città di Torino: il San Giovanni Bosco, il Maria Vittoria e l’ospedale Martini. Un’attività che continua senza interruzioni per garantire la cura e l’assistenza ai malati di tumore. Il suo augurio, di fronte all’emergenza sanitaria ancora in corso, ha il sapore di una Dottore scrivegrande speranza, il suo ringraziamento a colleghi medici ed infermieri è un grande abbraccio di riconoscimento e stima.
Come detto, l’attività oncologica al San Giovanni Bosco, al Maria Vittoria e al Martini continua senza interruzioni, sia per le terapie ambulatoriali, che di day hospital, per le visite presso il centro accoglienza e servizi e per le visite presso i gruppi di cura interdisciplinari
<Fino a data da definire, invece, sono cancellate le visite di follow up per pazienti fuori dalle cure, che possono far pervenire i documenti clinici, soprattutto se con esami anomali, al centro accoglienza e servizi dell’ospedale di riferimento, indicando chi sia l’oncologo curante che valuta gli esami e poi si mette in contatto con la persona per via telematica> spiega il dottor Comandone.
Il day hospital dell’ospedale Maria Vittoria è stato chiuso per dare spazio alla realizzazione di nuovi reparti Covid.
<I malati in terapia sono stati cosi suddivisi: per le  terapie orali e per le visite  presso i centri di accoglienza e servizi (CAS) si devono rivolgere agli ambulatori di via Le Chiuse, 66 al primo piano, dove saranno presenti durante l’orario di apertura un medico e tre infermieri. Invece le terapie di day hospital endovena vengono trasferite fino a ritorno alla normalità al day hospital dell’ospedale San Giovanni Bosco>.

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Recovery plan e sanità pubblica: un treno da non perdere.

Vaccino siringa

 
LA MISSIONE
 
In questi mesi di pandemia,
protagonisti ed esperti
si sono interrogati sul futuro
della salute degli italiani:
 
Quali saranno i risultati?
 
 
Di: Luigi Giovannini
 
La campagna vaccinazioni anti-COVID è in avanzata fase di attuazione e le previsioni del Ministero della Sanità stimano di poter raggiungere la cosiddetta ‘’immunità di gregge’’ (pittoresca espressione, che identifica il meccanismo per cui la vaccinazione di una elevata percentuale della popolazione protegge dal virus anche le persone che non sono/non possono vaccinarsi) potrà essere raggiunta in Italia entro il prossimo mese di Settembre, quando prevedibilmente circa l’80% degli italiani sarà vaccinato. Il tutto sempre auspicando che il diffondersi delle varianti possa essere nel contempo tenuto sotto controllo, evitando ulteriori restrizioni, e che possa avviarsi il processo di ripresa normale dell’attività in tutti i settori della società.
Nel frattempo, in questi mesi di pandemia, protagonisti ed esperti in ambito sanitario e a livello istituzionale si sono interrogati sul futuro della Recoverysalute degli italiani, sul valore importante, centrale del Servizio Sanitario Nazionale, sulle strade più idonee da percorrere per superare le criticità già presenti prima della pandemia e sugli interventi da mettere in campo per renderlo più efficiente di fronte ad eventi drammatici come quelli che abbiamo vissuto negli scorsi mesi. Sono emerse idee e proposte ad ampio raggio sulla necessità di cambiare il rapporto tra presidio sanitario territoriale ed ospedaliero, di ridefinire e meglio qualificare il rapporto tra competenze e responsabilità centrali (Ministero della Salute) e locali (regioni e comuni), di rivedere e riequilibrare il peso in termini di presidio tra prevenzione e cura delle malattie, di ricercare sinergie tra sanità pubblica e privata, evitando squilibri e speculazioni, purtroppo e inesorabilmente sempre a danno del paziente. Una componente significativa del dibattito e delle proposte ha riguardato la tecnologia a supporto della medicina, sia per quanto concerne gli strumenti di indagine diagnostica e interventistica, sia come supporto all’organizzazione dei processi gestionali e di database. In proposito le recenti esperienze negative sul tracciamento dei contagi a livello nazionale sono un esempio evidente e purtroppo non unico.

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La cardiotossicità da farmaci inibitori delle Tirosinchinasi

Centro in oncologia

 
L'INFORMAZIONE
 
In questo Articolo 
numero 2) 
si approfondisce la cardiotossicità
di alcuni farmaci antitumorali 
analizzando alcune delle scoperte
degli ultimi anni.
 
 
Di: Alessandro Comandone - Tiziana Comandone
 
L’ATP (adenosintrifosfato) è la “moneta di scambio energetica” delle cellule.
Questo significa che ogni processo intracellulare che richiede energia viene attinto da una molecola di ATP che si scinde in ADP (adenosindifosfato) più una molecola di fosfato (ATP→ADP + P). La molecola di fosfato che si è liberata va a legarsi a specifiche proteine intracellulari provocando una cascata di eventi che conducono le cellule a riprodursi, a crescere e a proliferare..
Questi processi energetici sono comuni a tutte le  cellule sia normali che neoplastiche.
La grande differenza è che la crescita delle cellule normali è controllata dall’organismo e si arresta quando non vi è necessità che prosegua (omeostasi). Le cellule tumorali invece si riproducono senza controllo e senza ordine diventando un grave pericolo per l’organismo stesso (crescita incontrollata).
Le cellule normali quando invecchiano o sono in eccesso vanno incontro ad un processo di morte programmata detta apoptosi che lascia il numero finale sempre identico. Le cellule tumorali invece si replicano e muoiono, ma il numero di nuove cellule è sempre superiore a quelle che terminano la loro esistenza e pertanto il tumore diventa una massa che invade gli altri tessuti e, raggiunto un volume critico, si distaccano, entrano in circolo, si depositano in altri tessuti dando origine alle metastasi.
 
Gli studi condotti negli anni 1980-1990 permisero di riconoscere esattamente dove la molecola di fosfato staccatasi dall’ATP vada a legarsi.Terapia mirata
Le proteine bersaglio sono numerosissime: sono sequenze che controllano la crescita della cellula (EGFR, KIT, HER 2), il suo sdoppiamento (MEK), la riproduzione (JAK), la produzione di nuovi capillari sanguigni (VEGFR, PDGFR). 
Generalmente il punto di attacco alla proteina è rappresentato da un aminoacido specifico che può essere la Tirosina, o meno frequentemente la Serina, la Treonina. Il processo di legame di una molecola di fosfato alla Tirosina è controllato da un enzima cellulare chiamato tirosinchinasi (cioè che dona la molecola di fosfato alla Tirosina). Anche in questo caso nelle cellule normali il processo ha un inizio e una fine, nelle cellule tumorali al contrario; esso si ripete ad oltranza dando una costante carica energetica alle cellule cancerose.
Dopo queste importantissime scoperte di biologia molecolare iniziate negli anni 1980, quasi improvvisamente con l’inizio del nuovo millennio la ricerca farmaceutica ha iniziato a produrre delle molecole leggere (c.d. piccole molecole) che inibiscono l’attività dell’enzima tirosinchinasi e che dunque agiscono come antitumorali con un bersaglio specifico (terapie a bersaglio molecolare).
In pratica con gli anni 2.000 si apre una nuova era per l’oncologia: l’era delle terapie di precisione o Target Therapy.

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Le infermiere, una storia esemplare - Parte Prima

Infermiera Covid computer

 
LA STORIA
 
In questo Articolo 
Parte Prima
 
Gli angeli dell’assistenza
hanno percorso  200 anni
di cammino difficile e oscuro.  
 
Decisivo l’apporto da metà 800
di Florence  Nightingale
 
Di: Ernesto Bodini
 
La capacità tipicamente femminile di occuparsi degli altri, di prestare loro cure ed assistenza, ha coinvolto nei secoli donne di ogni ceto e estrazione sociale: dalle contadine alle religiose, dalle nobili alle scienziate. In tutte le tradizioni e le culture la storia dell’assistenza ha origini con le donne e da loro passa poi agli uomini.
Del resto è sempre stata la donna ad occuparsi dell’assistenza: come madre dei propri figli, come moglie nei confronti della famiglia, come infermiera Le madri   Raffaele Borellanei confronti della comunità. Le donne hanno sempre fatto propria la tendenza a nutrire il corpo e lo spirito. L’assistenza ha avuto una radice comune: la saggezza popolare, caratterizzata dalla profonda conoscenza della natura e dei suoi cicli e dalla corretta interpretazione dei segni e sintomi ancor prima che questi fossero analizzati e spiegati dal sapere dei dotti accademici. Il sapere di queste donne, qualunque fossero le loro origini sociali e/o economiche, ha contribuito ad incrementare l’evoluzione della professione infermieristica, con il riconoscimento dell’autonomia professionale e del percorso universitario, raggiungendo “onorevolmente” l’importanza che ha sempre meritato, ma senza prescindere da quello che sta alla base dell’essere una helping profession (professione di aiuto). È quindi giusto rievocare, sia pur brevemente, le più profonde radici e ripercorrere il travagliato cammino al fine di comprenderne non solo il lato tecnico e teorico di una professione sempre più complessa e impegnativa, ma soprattutto quello umano, quello che ogni giorno ci fa incontrare e conoscere persone diverse, con culture forse differenti dalle nostre, ma sicuramente tutte vicine ai nostri bisogni…
La storia della moderna scienza infermieristica, il nursing, come è concepita oggi con la sua ricchezza culturale, di modelli teorico-concettuali scientificamente definiti, è una storia relativamente recente se paragonata al percorso di altre discipline che, nel campo della salute e di altri ambiti Parto Mesopotamiaprofessionali, si sono da molto tempo affermate e le cui immagini e valenze sono di notevole prestigio e riconoscimento sociale, e ancora più recente è da intendersi se intesa come oggetto di studio ed applicazione professionale quotidiana, volta a prendersi cura del paziente, ma anche al miglioramento delle relative tecniche attraverso la ricerca e il confronto con altre professionalità, come pure meritate conquiste nell’ambito della dirigenza, dell’organizzazione e della formazione. Ma è noto che la professione infermieristica ha radici ben più remote il cui “esordio” avviene con la donna, primo operatore dell’assistenza in tutte le sue sfumature, ovunque presente nella società e in qualunque contesto culturale e di etnia, un lungo percorso, travagliato e faticoso, offuscato da stereotipi e luoghi comuni quasi a voler relegare questa professione in un mondo confuso fatto di termini, immagini o rappresentazioni distorte. Una storia vissuta in condizioni di povertà o benessere diffuso, in tempo di pace o di guerra, di regime o di democrazia, in situazioni talvolta ostili e di conflittualità sociale e di valori, ma anche di riconoscimento sovente negato, se non anche di strumentalizzazione. Una storia che non ha conosciuto interruzioni, costruita quasi sempre da “semplici” donne e uomini il cui unico scopo, oggi, come allora, è quello di aiuto alla persona ancora prima che di cura della malattia, e ciò indipendentemente dalla motivazione che li porta a questa scelta professionale, sia essa caritativa e religiosa o laico e solidaristica.

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Le Raccolte del GITR

 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della HOME.

AIOM - La Carta dei Servizi dell'Oncologia italiana

 

2020 Libro bianco AIOM X Ediz

 
 
IL CONTRIBUTO
 
 
Il Libro Bianco dell'AIOM
Il network delle
Reti Oncologiche
Regionali
 
 
La Xa Edizione
del Libro Bianco 
dell’Oncologia Italiana del 2020
rappresenta un ulteriore
contributo di AIOM
alla crescita della
“Casa Comune dell’Oncologia”
 
 
 
Questa Xa Edizione del Libro Bianco dell’Oncologia Italiana del 2020 si affianca alle 40 linee guida annualmente aggiornate, al documento di consensus sulla continuità di cura in oncologia, alle Raccomandazioni cliniche e metodologiche e ai controlli di qualità nazionali per i test bio-molecolari, alle numerose Raccomandazioni plurisocietarie (quali ad esempio, Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA in pazienti con carcinoma mammario, con carcinoma ovarico, con carcinoma pancreatico metastatico; Raccomandazioni per l’implementazione dell’analisi mutazionale e la gestione del paziente con melanoma maligno), alle Raccomandazioni per la gestione cardioncologica del paziente neoplastico, ai “Numeri del Cancro”, che riportano ogni anno il quadro epidemiologico dei tumori in Italia. Un contributo continuo sia per diffondere le migliori strategie di trattamento sia per permettere l’accesso alle cure in tutte le regioni del nostro Paese.

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    la sconfitta della poliomielite
     
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