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PRIMA PAGINA 2017 - N. 6 - DICEMBRE
 
Nuove Notizie e due Nuove Rubriche
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

Quel piccolo chicco fa magie...

Tot e Caff
 
 
LA SORPRESA
 
Sfatati molti luoghi comuni
diffusisi nei decenni
 
IL CAFFÈ È
UN GRANDE AMICO
 
Di: Michele Fenu
 
 
Nuovi studi rivelano che la bevanda più consumata al mondo ha effetti positivi nella prevenzione dei tumori e delle malattie cardiovascolari.
Ma non bisogna berne più di 5 tazzine al giorno.
 
Sorseggio un caffè al bar sotto casa. <Ma non ti fa male?> borbotta un amico.< E no, 4-5 tazzine al giorno se non si hanno problemi particolari fanno bene. Eccome> gli rispondo. Tutta una serie di recenti studi (2012-2017) europei e americani basati su un ampio numero di persone (200-500 mila) tenute sotto controllo per molto tempo (16-30 anni) hanno concluso che più è alto il quotidiano consumo di questa bevanda (ovviamente entro certi limiti, appunto le 5 tazzine) e più è bassa la mortalità per le malattie tumorali, cardiache e cerebrovascolari. Tesi confermata al convegno mondiale di cardiologia svoltosi recentemente a Torino 
Tazza Caff
 
È il contrario di quanto si credeva soprattutto in base a una insufficiente indagine pubblicata alcuni decenni fa su una rivista scientifica: il suo autore dopo pochi mesi si era poi ricreduto. Ma, ormai il danno era fatto, anche se, per la verità, non aveva inciso particolarmente sul pubblico visto che oggi il caffè è la bevanda più comunemente gustata al mondo, con oltre 2 miliardi di tazze distribuite ogni giorno. Berlo significa introdurre nel nostro organismo una grande quantità di sostanze biologicamente attive, sostanze antiossidanti, e il loro aumentato consumo è legato a un minore livello di infiammazione nel nostro corpo, a una minore resistenza all’insulina e a un minore rischio di diabete.
Pianta Caff
 
Tre imponenti lavori, una metanalisi, cioè una tecnica clinico-statistica che genera un unico dato conclusivo da più studi su uno stesso argomento, condotta negli Usa e due ricerche hanno dimostrato gli effetti positivi del caffè nel lungo periodo indipendentemente dalla caffeina. In particolare, la metanalisi ha rilevato che si hanno minori probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari e di ammalarsi di tumore. Si indica un dato del 10%, che –dicono gli specialisti– è un valore significativo negli studi clinici. Ma guai se dopo un buon caffè vien voglia di fumare. I vantaggi sono annullati.
 
Vengono sfatati anche altri luoghi comuni: ad esempio, che il caffè provochi disturbi gastrici, eccitazione e insonnia. Questo può accadere per alcune persone, ma esistono studi (uno ha preso in esame 10 mila individui) che rilevano come chi ne fa la bevanda preferita dorme meglio, non ha pressione o colesterolo più alti di un non bevitore. Anzi viene beneficiato del colesterolo <buono> (Hdl) , come conferma una ricerca piemontese su oltre 11.000 persone diretta dal Dottor Sebastiano Marra.
 
Tutto merito della caffeina? Nemmeno per sogno. Onore e gloria al piccolo chicco di caffè, la sostanza vegetale con più antiossidanti esistente in natura (omega3, polifenoli). Quindi, per la salute il decaffeinato va bene come quello normale che, come si accennava, occorre limitare a un massimo di 5 tazzine in quanto non bisogna superare i 400 microgrammi giornalieri di caffeina e ogni tazzina ne contiene mediamente 70-80. E nemmeno conta con quale metodo si prepari il caffè. L’importante è che sia buono.
 

Comandone: Avanza la Medicina Personalizzata

 
 
 
LA RICERCA
 
 
IL FUTURO È GIA’ ARRIVATO
TIRO AL BERSAGLIO
MOLECOLARE E GENETICO
PER DEBELLARE IL CANCRO
 
Di: Alessandro Comandone
 
L’incidenza dei tumori maligni
è in aumento a livello planetario,
ma fortunatamente
aumentano anche i casi di guarigione.
 
 
Tradizionalmente la cura dei pazienti è decisa dall’Oncologo e dal Gruppo Multidisciplinare dedicato alla specifica patologia, sulla base dell’esame anatomopatologico, dello stadio di malattia, delle condizioni generali del Malato e della disponibilità di processi diagnostico e terapeutici descritti dalle Linee Guida e sviluppati dal PDTA (Processo Diagnostico, Terapeutico e Assistenziale).
Grazie allo sviluppo delle ricerche di base ormai molti tumori si caratterizzano per la comparsa di mutazioni specifiche che ne definiscono la cosiddetta firma genetica attraverso il riconoscimento e l’utilizzo di marcatori biomolecolari.
Tali marcatori possono essere biochimici, epigenetici (riguardare cioè le proteine che regolano il DNA), genetici (studio diretto del DNA), determinati con la metabolomica e la proteomica (identificando la produzione di proteine anomale correlate allo sviluppo del tumore).
L’uso contemporaneo di più di un marcatore può migliorare la sensibilità e la specificità nell’identificazione delle caratteristiche di un tumore e può aiutare l’oncologo nello scegliere la terapia, ma rende estremamente complesso tutto il processo diagnostico.
Se infatti può essere relativamente semplice identificare la presenza di un gene alterato nel DNA, molto più difficile è comprendere quale anomalia determini questa mutazione genetica, quanto sia importante nello sviluppo di quel tumore, quanto sia rappresentato all’interno dell’intera popolazione tumorale e se sia una mutazione perenne o se abbia un tempo limitato di manifestazione.
Tutte queste caratteristiche rendono più o meno specifica e dunque affidabile una firma genetica. È come se noi manteniamo stabile nel tempo la nostra firma su documenti o assegni e dunque riconoscibile o affidabile oppure se la modifichiamo frequentemente causando confusione ed errori.
Il processo di informazione completa di diagnosi di tumore e della relativa prognosi è una pietra miliare dell’evoluzione del rapporto tra medico e paziente.
Medicina Personalizzata 
Gli esempi di firma genetica ormai sono numerosi in Oncologia clinica. Nel carcinoma del colon, ad esempio, la ricerca delle mutazioni dei geni KRAS e BRAF, MSI, TS conferisce caratteristiche specifiche al tumore che risulta dunque riconoscibile, distinto da altri tumori e di conseguenza trattabile con farmaci specifici e orientati. Questa è la Medicina di Precisione.
Attenzione però: la tipizzazione del tipo istologico (che tipo di tumore è: adenocarcinoma, sarcoma, melanoma, linfoma) resta fondamentale. La diagnosi genetica e biomolecolare può aggiungere importanti informazioni.
Le alterazioni genetiche sia somatiche (cioè appartenenti al soggetto e non trasmissibili alla prole) che genetiche (cioè trasmissibili alla prole) possono condurre al manifestarsi del cancro.

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Apprensione e desiderio del Paziente

Primario
 
IL RIFERIMENTO
 
Diagnosi, terapie
ed effetti psicologici.
 
Se il Capo è sempre presente
il paziente si sente più sicuro
e segue le cure con  impegno
 
Bodcompliance
 
Di: Ernesto Bodini
 
"Quando un clinico nelle sue funzioni di primariato o di “precurosore” della diagnostica e della terapia, rappresenta la compliance per un maggior effetto... terapeutico."
 
Non è raro imbattersi nella convinzione (ormai forse di tutti) che taluni progressi della medicina e della chirurgia vengono qualificati come “miracoli”. La scoperta del vaccino antivaioloso di Edward Jenner (1749-1823) o quella del vaccino contro la poliomielite di Albert B. Sabin (1906-1993) ci sembravano ieri, e ancora oggi, qualcosa di più di miracoli metaforici, e le tecniche di trapianto d’organi sono una ulteriore conferma per avvicinarsi a quel misterioso potere divino di cui fa riferimento la Bibbia in merito alla creazione della donna... e dell’uomo.
Ma vi sono altri progressi della scienza medica che ci inducono a classificarli come miracoli, visti i risultati sia in fatto di diagnosi che di terapia di alcune malattie, anche rare. Tutto questo si riconduce alla maestosità della mente umana e alla sua lungimiranza, nella fattispecie dell’uomo-medico (clinico e ricercatore) che ha fatto propria la sua scelta per soccorrere i suoi simili.

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Nuove Rubriche, ecco i loghi

 
Logo Voci 900
Logo Parole che Curano 5
Il Sito GITR si arricchisce con due rubriche dedicate a personaggi famosi
del secolo scorso e a temi di vario tipo che,
al di là degli argomenti scientifici e medici,
possono ampliare le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Le rubriche, curate da Ferdinando Garetto e Davide Deangelis,
sono caratterizzate da due significativi loghi che ne rappresentano i contenuti. 

"Voci" del Novecento - Gigi GHIROTTI


Logo Voci 900Gigi Ghirotti
 
 
 
LA RUBRICA
 
Con il giornalista Gigi GHIROTTI
prende corpo la rubrica
che tratteggia figure significative
del ‘900 in tutti i campi.
 
 
 A cura di: Ferdinando Garetto
 
 
Gigi Ghirotti, 
il lungo viaggio di un cronista
 
 
Negli anni ’70 era “un male incurabile”. Sottovoce, nascosto... Il nemico subdolo che “si portava via” personaggi famosi o persone care. Poi accadde qualcosa di nuovo. Fu la forza di una narrazione autobiografica a scardinare i luoghi comuni. Era il 1973: sul secondo canale (oggi Rai2), all’ora di cena. La trasmissione si chiamava “Orizzonti – L’uomo, la scienza, la tecnica” (piccola nota “sociologica”: che cosa vediamo oggi in televisione nei principali canali nazionali, all’ora di cena....?). Mezza Italia si ferma tutte le sere, con crescente interesse, a seguire la vicenda umana di un grande giornalista, abituato a reportage di guerra, di politica, di cronaca nera. Si chiama Gigi Ghirotti: la sua vita è bruscamente cambiata in seguito all’incontro con “il signor Hodgkin”, come chiama lui il linfoma.
E da grande giornalista si avventura nel reportage più impegnativo...
 
“Da un anno mi insegue un odore di etere, di alcool, di antibiotici, di lisoformio e questo cocktail olfattivo mi pizzica le narici, mi inzuppa le ossa, mi si è attaccato alla pelle. Sono passato nel corso di questi dodici mesi attraverso quattro ospedali, quattro interventi chirurgici; una galleria quanto mai varia e imprevedibile di medici, di infermieri, di compagni di viaggio; una esperienza umana e civile vissuta coralmente con persone che un anno fa non conoscevo, con cui non avrei mai immaginato di dovermi trovare a dividere cibo, stanze, ansietà e speranze (…)”. 

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"Le Parole che Curano"


Logo Parole che Curano 5Mani e Finestra
 
 
 
LA RUBRICA
 
IL POTERE DELLE PAROLE:
NON MURI
MA FINESTRE
SULLA FRATELLANZA
 
Accoglienza,
ascolto, cura, speranza
nella comunicazione oncologica
 
A cura di: Davide Deangelis
 
 
...PAROLE, PAROLE, PAROLE..."SOLTANTO" PAROLE?
 
Chi percorre ogni giorno i lunghi corridoi degli ospedali, tra la fretta degli operatori sanitari e la preoccupazione di malati e famigliari, sente indistintemente pronunciare ora dagli uni, ora dagli altri, parole che appartengono all'ambito medico, la cui origine semantica è abitualmente ignorata o sottovalutata. Al di là dei termini tecnici, spesso confusivi per chi non è tra "gli addetti ai lavori" e che con risolutezza definisce spregiativamente come "medichese" -quando in realtà tale incomprensibilità è comune ad ogni scienza, perchè dotata di un linguaggio specifico e pertanto oscuro ai più- nella pratica medica vengono utilizzati vocaboli, pregni di significato, che costituiscono le fondamenta della relazione umana, quali accoglienza, ascolto, cura o speranza.
Se a volte i referti degli esami diagnostici sembrano viziati di impenetrabilità quando ricorrono ad espressioni desuete o ultraspecialistiche o addirittura talmente ricercate da sfiorare l'autoreferenzialità, ad onor del vero essi sono un tentativo di raggiungere la massima precisione e nobilitare le "nefandezze" corporali: una vescica vuota è più elengantemente depleta, un intestino regolare è più dignitosamente un alvo canalizzato e se dovessimo descriverne i rumorosi movimenti di dantesca memoria (!) forse è opportuno definire come clangorosa la peristalsi. Ma sono altri i termini che vorremmo analizzare.

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Due fronti nella lotta al cancro, la prevenzione è sempre un’arma fondamentale

mbc Torino

 
LA PREVENZIONE 
 
MALATTIE GASTROINTESTINALI,
A CHE PUNTO SIAMO
SOVRAPPESO E OBESITÀ,
TRAPPOLA PER LA SALUTE
 
Conferenza
all’Università di Torino
degli specialisti
Rosina e Cavallo Perin.
  
Nel primo caso si registra una riduzione della mortalità: in campo vari tipi di terapie cliniche, ma è importante anche l’alimentazione.
Perché ci si carica di chili in eccesso. Conta più lo stile di vita dell’età. E il problema si fa grave per bambini e adolescenti.
 
Di: Ernesto Bodini
 
Luned pomeriggioAl secondo appuntamento (affollatissimo) per il ciclo di conferenze sulla prevenzione in tema di salute, di lunedì 13 novembre, che si è tenuto nell’aula magna della sede universitaria torinese, è intervenuto il gastroenterolgo Floriano Rosina (nella foto) che ha sviluppato il tema “Strategie di prevenzione dei tumori dell’apparato digerente: dall’eradicazione dell’helicobacter alla colonscopia”. Argomento di notevole attualità dal punto di vista clinico-oncologico e della cultura medica in senso lato. Per quanto riguarda l’epidemiologia i tumori in genere sono sempre in primo piano e, a livello europeo, le statistiche dicono che il tumore del colon retto è al 2° posto per incidenza, al 6° vi è il tumore dello stomaco e all’8° il tumore del pancreas, seguono poi i tumori del fegato e dell’esofago. La mortalità dei tumori dell’apparato digerente in genere sempre in ambito europeo è stimata in 500 mila casi all’anno (2012); mortalità che è correlata, come ha precisato il relatore, soprattutto al fatto che maggiori sono le neoplasie relative al pancreas e al fegato (non tenendo conto delle patologie destinate al trapianto di fegato) nella misura del 98%; mentre migliore è il tasso di sopravvivenza nei casi colpiti dal tumore del colon a fronte però di una maggiore incidenza. 
Ma quale la tendenza di questi tumori? «Sempre nell’ambito delle statistiche europee – ha spiegato il dott. Rosina – i tumori dello stomaco hanno una minore incidenza soprattutto dal 1975 ad oggi, e di conseguenza una riduzione della mortalità. Tale incidenza si riduce di molto in oriente (Cina e Giappone), probabilmente per una consistente politica di diagnosi precoce; a fronte di ciò il tumore del pancreas è invece in lento ma progressivo aumento». Per quanto riguarda l’incidenza del tumore del colon è in aumento ogni anno in quasi tutti i Paesi, mentre la mortalità tende a ridursi; negli Stati Uniti, invece, minori sono i casi e maggiori le guarigioni. Ma cosa fare dunque dal punto di vista della prevenzione?  

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    un ambulatorio
    dedicato ai pazienti
    di Humanitas Gradenigo
     
    La collaborazione
    tra cardiologi e oncologi
    offre un supporto importante
    ai pazienti in termini di diagnosi,
    prevenzione e trattamento
    delle complicanze cardiovascolari
    delle terapie antitumorali.
     
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