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PRIMA PAGINA 2020
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Covid in Italia
 
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SU COVID-19 DAL MINISTERO DELLA SALUTE

L'ottimismo di Marisa Zambrini

Zambrini M Sera

 
IL QUADRETTO

Di: Gianni Romeo

 
La vita intensa
di Marisa Zambrini,
dai successi come tuffatrice
alle corse in auto.
 
Ora, a 96 anni e mezzo,
aspetta che cadano i divieti
legati al contagio
per tornare a ballare.
 
 
<Vieni a cena con noi, Marisa?>. Qualche volta si va alla bocciofila, prezzo modico, ambiente simpatico. <Volentieri, risponde, peccato soltanto che con la faccenda del virus ci sia ancora il divieto di ballare. Ma prenderemo il fresco e sentiremo un po’ di musica, accontentiamoci>.
Quella ballerina impaziente, tanto per chiarire, ha 96 anni e mezzo, batte almeno di una quindicina gli altri commensali. Ma è la più giovane del gruppo, non c’è dubbio. Il suo segno, l’Acquario, recita: persona dotata di dinamismo, inventiva, intelligenza, è futurista, geniale, anticonformista, non segue le mode, preferisce anticiparle…
Allora bisogna credere davvero nei segni zodiacali. Lo sospetto da quando ho conosciuto Marisa Zambrini e poco alla volte è emersa la sua storia.
 
La prima immagine ci presenta una giovane torinese di papà emiliano, piccolina, il sederino pronunciato, che per togliersi il complesso del “lato B” decide di mettersi in costume da bagno e tuffarsi dal trampolino. Quello di 5 metri naturalmente, il più alto: che spavento la prima volta, ricorda, però l’acqua l’accoglie amica e lei ci prende gusto. Quando festeggia i 24 anni è campionessa italiana dalla piattaforma di 10 metri (<com’era lontano, il blu…>). Scelta furbetta, perché nel primo dopoguerra si contano sulla punta delle dita le rivali dotate di cuore saldo e un pizzico di sana follia. Poi va a tuffarsi dentro altre esperienze, il suo motto è <se lo fanno gli altri posso farlo anch’io>. Un <io> al femminile, però. E se ancora oggi le donne incontrano tante barriere, pensate ai muri dei primi Anni Cinquanta.
Va alla scoperta dell’automobile, tira molto la piccola Topolino, lei come un topino mette il naso dappertutto. Bussa, a forza di bussare le aprono. 

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Voci del '900 - "Quelle voci perdute per sempre"


Logo Voci 900aDietro il vetro
 
 
 
LA RUBRICA
 
Gli anziani, spesso ricoverati,
spaventati e disorientati
nell’ambiente surreale
dei reparti Covid. 
  
In molti casi
voci perdute per sempre,
a loro il nostro pensiero.

 

A cura di: Ferdinando Garetto 

In questa rubrica abbiamo sempre voluto aprire piccoli spazi di memoria sulle grandi voci del secolo scorso. Questa volta il pensiero non può non andare a quella intera generazione che è stata esposta nel modo più drammatico alla pandemia: gli anziani, spesso ricoverati, spaventati e disorientati nell’ambiente surreale dei reparti Covid.
Infermiera Ora la situazione sembra orientata al lento ritorno di una apparente normalità, ma dovremmo a lungo ricordare quei giorni e quelle settimane… A loro dedichiamo queste righe di “Diario Covid-19”, scritte nel mese di maggio quando “la fase acuta” delle Terapie Intensive cominciava a declinare, ma i letti degli ospedali erano tutti occupati da una nuova emergenza socio-sanitaria, quella degli anziani ospiti delle RSA. A loro, autentiche “Voci del ‘900”, che abbiamo tutti, uno a uno, negli occhi e nel cuore, ciascuno con la sua storia personale…
 
La seconda onda dell’emergenza (Ricordi maggio 2020…non un secolo fa!)
 
Dopo le prime settimane in cui tutto era diventata una grande terapia intensiva, negli ospedali la situazione è cambiata profondamente verso fine aprile, nel segno di una diversa urgenza. E così nel reparto c’era la signora Maria, di 89 anni, che urlava. Ma con quell’intuito che è proprio di una medicina “materna”, le infermiere erano riuscite a cogliere le parole di una canzone, e così la risposta non era nelle gocce di Talofen, ma nel cantare con lei. Dalla sua stanza risuonavano le canzoni scaricate su un tablet, con compilation degli anni ’80, perché i 90enni di oggi non cantano solo “Quel mazzolin di fiori”, ma Albano e Romina, Massimo Ranieri... hit che tutti conosciamo e che cantavamo con lei entrando o passando davanti alla sua stanza. O la signora Anna, 96 anni, che muoveva le braccia in modo confuso, apparentemente: ma dopo averla osservata per un po’ era venuto da dirle ad alta voce “nel nome del Padre...” e lei, con il movimento diventato ben coordinato proseguiva con un chiaro segno della croce. La terapia in questo caso era un’Ave Maria, recitata rigorosamente in latino.

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Filippo... NON smettere di remare

Remo Italia

 
L'AVVERSITÀ

"La gara della vita" 

Fili invisibili
sostengono il tuo remo
e governano la tua prua,
sono i pensieri, le emozioni,
le storie dei tanti
pazienti e operatori
che quotidianamente
combattono nei reparti
di oncologia.
 
Silenziosamente al tuo fianco. 
 
Di: Davide Deangelis
 
Era gennaio. Il nuovo anno sbadigliava ancora distrattamente alle notizie che provenivano dall’Estremo Oriente. Il Covid rappresentava ancora una problematica sanitaria dalla scarsa importanza, e tale dovette sembrare anche per Filippo Mondelli, canottiere della nazionale italiana, ammalatosi allora di osteosarcoma al ginocchio. Quando hai ventiquattro anni, entri nel giro del professionismo sportivo, vedi il tuo corpo irrobustirsi progressivamente, stringi mani sempre sorridenti; quando urla di tifosi acclamanti accompagnano il taglio del traguardo e la tua casa è tappezzata da trofei, la malattia è un pensiero remoto e la parola cancro è l’ultima menzionabile nel proprio vocabolario. Ma non nel lessico della vita.
 
Già la vita, non il caso o il destino, costruzioni mentali che rimandano a questioni di senso, abbandono o passività. Ambiti lontani e intangibili per chi trascorre tutti i giorni allenandosi con compagni di barca determinati e gioviali, sfidandosi vicendevolmente tra competizione eFilippo Mondelli goliardia, ed ora quella barca si è fermata. Non per il peso del remo gonfio d’acqua o per uno scalmo difettoso o per un carrello poco oliato. Per un tumore osseo, raro nella popolazione comune, meno nei giovani adolescenti nell’età del massimo accrescimento. E Filippo è molto cresciuto; con i suoi 90kg di muscoli e una postura solida e armoniosa era perfetto per la sua categoria. Forza, coordinazione ed equilibrio racchiusi in un unico atleta. Qualità che si devono disporre dalla nascita e che sono la carta d’identità del talento. Per diventare un campione però occorre anche la volontà e quella Filippo non devi esaurirla nel tuo lungo percorso verso la guarigione. L’intervento di protesi di ginocchio non poteva che risolversi senza complicanze post operatorie, perché un corpo giovane, e complessivamente sano, rappresenta la miglior garanzia di successo chirurgico. La capacità di sopportazione del dolore, tipica dell’agonista, ti sosterrà nell’affrontare le tossicità indotte dalla chemioterapia e i fastidi muscolo scheletrici sollecitati dagli esercizi riabilitativi. A fare la differenza in questa gara della vita e con la vita sarà la resistenza psicologica. La tenuta contro i primi insuccessi, contro la lentezza del recupero, contro lo sconforto acceso dai pensieri negativi, al passato di trionfi e al futuro incerto.

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Il "bacio" nelle diverse culture

Bacio Vittoria

 
 
L'APOSTROFO
 
«l’apostrofo rosa»
«la firma di un uomo»; 
«un apostrofo tra le parole t’amo». 
 
Dalle tradizioni
all’espressione igienica
per la salute fisica
e dello spirito,
la cultura del bacio
ha sempre dominato
il comportamento
degli esseri umani
in qualunque
contesto esistenziale.

 

Di: Ernesto Bodini
 
È sempre presente in molti di noi il ricordo dell’immagine simbolo del cosiddetto “bacio della vittoria”, dato dal marinaio Glenn McDuffie ad una infermiera, a Times Square (New York), immortalato il 14 agosto 1945, pare alle 17.51, dal fotoreporter tedesco (americano d’adozione) Alfred Eisenstaedt (1898-1995, vedi foto a lato) che ottenne una pagina intera sulla rivista Life per la bellezza della sua spontaneità. Una vera e propria icona che ha fatto il giro del mondo, dove l’espressione improvvisa e spontanea del protagonista (morto a 86 anni nel marzo del 2014) ha “suggellato” la fine del secondo conflitto mondiale, ovvero l’incubo della morte.
 
Quindi “il bacio della vittoria” che, anche se ancora persistono diverse discordanze sui reali “protagonisti” immortalati, ha comunque voluto auspicare la rinascita della pace tra i popoli; un “dolce” gesto che da sempre è ripetuto tra gli umani ogni giorno come manifestazione di affetto, amore o semplice amicizia. Ma basta questo gesto per tenere uniti milioni di persone delle più diverse culture ed in qualunque contesto socio-esistenziale? Ma soprattutto, quali le origini del bacio (kiss in inglese)? A riguardo la letteratura è ricca di riferimenti, a cominciare dal perché si bacia che è tuttora un mistero in 
quanto gli scienziati non sono riusciti a trovare una linea comune sui motivi di questa pratica, per alcuni ritenuta “bizzarra”, per altri colma di profondo significato… umano. In particolare la scrittrice e giornalista scientifica americana Sheril Kirshenbaum che ha indagato (con l’aiuto dell’antropologia, delle neuroscienze e della psicologia) quella che l’attrice Mae West (1893-1980, sex symbol del cinema americano) definiva «la firma di un uomo»; come pure «l’apostrofo rosa» così definito dal poeta drammaturgo francese Edmond Rostand (alias Cyrano de Bergerac 1868-1918); ma anche «un giuramento fatto un poco da presso, un più preciso patto, una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo tra le parole t’amo». Indagini colorite da espressioni tanto poetiche quanto fantasiose che di fatto non hanno sortito alcuna spiegazione univoca e convincente. Nello specifico la Kirshenbauman spiega che il bacio è l’aderire bocca a bocca di due persone o il premere le labbra su qualche altra parte del corpo di un altro (o su un oggetto); questo ed altro ancora è contenuto nel suo volume “La scienza del bacio” (Cortina Editore). 

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Quando "prendere peso" diventa grave...

Fritto

 
LA CORRELAZIONE

Obesità e Tumore

La cultura del cibo
più forte del rischio
per la salute?

 

Di: Davide Deangelis
 
In quest’epoca di esaltazione gastronomica, dove i programmi televisivi inneggiano a sempre più ardite conquiste organolettiche e sbocciano nuovi locali in cui si sperimentano tripudi di sapori, criticare l’imperante cultura del cibo, significa macchiarsi di blasfemia. Questa nuova forma di religione ha i suoi adepti, i suoi vati e le sue profferte. Tra le divinazioni dei grandi chef stellati sempre pronti ad osare accostamenti inusitati e gli esperimenti casalinghi di seguaci debitamente indottrinati dalle migliaia di video che spopolano on line, ricordare che il cibo è innanzitutto un insieme di sostanze nutrizie che servono a sostentarci, prima ancora che profitto o socializzazione, è doveroso, soprattutto perché offre l’occasione per considerarlo un diritto negato a miliardi di persone vinte dalla fame. E un potenziale rischio per la salute.
 
Se infatti nell’immediato dopoguerra disporre di alimenti significava garantirsi un futuro più roseo e le persone più pasciute erano giudicatePollo fortunate e viste con invidia, oggigiorno nei Paesi cosiddetti sviluppati, l’eccesso di cibo, la sua (presunta) agevole disponibilità, associati alla indomabile sedentarietà, contribuiscono a far aumentare il girovita, con tutte le perniciose conseguenze ad esso annesse. Diabete, ipertensione, tumorigenesi, disturbi digestivi e ormonali sono infatti imputabili al sovrappeso e soprattutto all’obesità. L’eccesso di peso non è una condizione da sottovalutare, è anzi un problema severo e il termine gravità si presta per la sua etimologia e per il senso a sollecitarne la suggestione. Un peso è qualcosa che pende e pendola sopra le nostre teste, una sorta di spada di Damocle che deve preoccuparci sempre, di cui dobbiamo aver cura, perché il pendolamento prima o poi raggiungerà il centro del suo movimento oscillatorio e graverà su di noi. Non possiamo rinnegare la nostra vocazione terrestre, ma se istintivamente proviamo ammirazione per i corpi leggeri, capaci di innalzarsi, di levitare appunto, e repulsione per quelli che strisciano goffamente e aderiscono completamente al terreno, non è soltanto per l’immagine evocativa riconducibile al noto episodio biblico della Genesi. Essere obesi significa essere fuori misura. Pur consapevoli che il concetto di normalità è stato sottoposto a innumerevoli revisionismi, che è stato piegato ai più miserabili fini e che continua ad essere in perenne rimaneggiamento interpretativo, possedere un indice di massa corporea, cioè il rapporto tra il peso e il quadrato dell’altezza, superiore a 25kg/m equivale ad esporsi a maggior rischio di malattia, anche tumorale.
 
Help BilanciaSono molti gli studi degli ultimi vent’anni che hanno ormai stabilito una correlazione lineare tra aumento di peso e insorgenza di neoplasie, in particolare all’endometrio, alla mammella, al colon, all’esofago e al rene. I meccanismi, chiari solo in parte, possono essere genericamente suddivisi in diretti e indiretti: ossia derivanti dal solo aumento del peso o dalle sostanze endocrine prodotte dal tessuto adiposo in eccesso. Nuove acquisizioni scientifiche ci permettono di comprendere che le cellule dell’adipe, gli adipociti, sono di due tipi, “buone” e “cattive” (come il colesterolo!) e che non fungono solo da riserva energetica per l’organismo, ma concorrono a secernere sostanze ormonali capaci di modificarne l’assetto endocrino.

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Fondazione AIOM - Covid e Tumori: FAKE NEWS

Logo Aiom Fondazione

  
LE  CONSIDERAZIONI
 
Considerazioni
della Presidentessa
della Fondazione AIOM,
Stefania Gori.
 
Alle Fake News sul tumore
oggi si aggiungono
quelle legate al rapporto
tra malattia e Coronavirus
 
 
Covid-19 Fake News
 
Stop CovidAlle Fake News sul tumore disponibili in questo sito, oggi si aggiungono quelle legate al rapporto tra malattia oncologica e nuovo Coronavirus. Per questo motivo è stata creata un’area dedicata.
Se ne sentiva il bisogno, visto la elevata e a volte contraddittoria massa di informazioni, che possono nascondere molte insidie per i pazienti e loro familiari e caregivers. 
La prima cosa da fare dunque è essere molto cauti.
Le conoscenze sul virus, scoperto solo a dicembre del 2019, sono ancora poche.
Non esistono dati relativi al maggior rischio di contagio COVID-19  da parte dei pazienti con cancro. Tuttavia si può supporre, in analogia con quanto accade durante l’influenza stagionale, che i pazienti in trattamento chemioterapico, nel caso sviluppino una riduzione dei globuli bianchi (cellule attive del sistema immunitario) possano essere più esposti al rischio di contagio da nuovo Coronavirus.
In caso di contagio da COVID-19, il decorso della malattia infettiva nel paziente con cancro potrebbe essere invece più complicato. In questi casi, il paziente va trattato per questa infezione: il trattamento antitumorale verrà effettuato successivamente, dopo la guarigione.
Nella quotidianità non vi sono ‘accorgimenti speciali’ per il paziente con tumore, per evitare il contagio da COVID-19. Devono essere seguite le regole ufficiali pubblicate dal Ministero della Salute: restare a casa, uscire solo per necessità assoluta, usare correttamente la mascherina, curare l’igiene delle mani, mantenere le distanze di sicurezza.
Per quanto riguarda visite e terapie: ogni paziente deve verificare con il proprio oncologo di riferimento cosa fare. Gli oncologi italiani seguono le regole di comportamento già pubblicate da AIOM.
Stefania Gori
Presidente Fondazione AIOM 2019-2021
Covid19 fake PCLICCA SULL'IMMAGINE SOVRASTANTE PER LEGGERE
LE FAKE NEWS SU COVID  E TUMORI A CURA DELLA FONDAZIONE AIOM

In ricordo di Davide Cordero

Cordero 118

 
LA MEMORIA 
 
Un professionista
che riteneva un onore
e un privilegio
poter soccorrere
i pazienti soprattutto
sul fronte dell’emergenza.

 

Di: Ernesto Bodini 
Ricordare un amico ma anche un vero professionista della Medicina “salva-vita”, non solo è un dovere, ma anche un impegno etico per riconoscere e tramandare quelle doti morali che lo hanno contraddistinto nel corso della sua esistenza umana e professionale. Questa mia dedizione è per Corderol’amico e medico anestesista-rianimatore Davide Cordero (nella foto), deceduto il 12 maggio scorso (a 63 anni) nel Reparto di terapia intensiva avendo contratto il virus Covid-19 al policlinico di Monza dove lavorava.
Anche lui come tanti altri colleghi medici e infermieri in tutta Italia è stato strappato ai suoi cari dal virus, dopo aver lavorato in diversi ospedali piemontesi (era quasi prossimo alla pensione) con la specifica competenza di intubare ed anestetizzare pazienti per essere sottoposti ad intervento chirurgico o per essere rianimati, e altrettanti per essere sottoposti alla terapia del dolore o alle cure palliative. Ma il dottor Cordero aveva un passo in più essendosi sempre dedicato all’attività di Elisoccorso “118” sin dalla sua istituzione in Piemonte nel 1988; veterano di una disciplina delle più estreme urgenze-emergenze, impeccabile nella divisa, sicuro e determinato nei modi, come un soldato addestrato sempre pronto per salvare una vita in pericolo e, a fine giornata, esausto ma appagato per aver compiuto il proprio dovere, ben lontano dal sogno della notorietà… Era sempre molto cordiale e disponibile a confrontarsi con i colleghi, forte delle sua coinvolgente predisposizione comunicativa che tutti apprezzavano, compreso chi scrive avendo avuto l’opportunità nel 1999 di seguirlo per due giornate operative: a maggio e in agosto rispettivamente dalle Basi di Torino e di Borgosesia (Vc), cui sono seguiti alcuni miei articoli e servizi fotografici. Non è mia intenzione enfatizzare questo mio privilegio, ma l’aver vissuto “in diretta” quelle due giornate operative ha reso possibile e mi ha concesso di divulgare l’utilità di un Servizio Sanitario di eccellenza che, a distanza di oltre un trentennio, continua ad essere e a consolidare uno dei perni del  nostro SSN.
Logo RainbowQuesta duplice esperienza mi ha fatto conoscere un medico dotato di quelle doti che dovrebbero essere di tutti i medici: abilità, disponibilità e affabilità; veri e inopinabili attributi che il paziente dimostra di apprezzare spesso con un grazie o un semplice sorriso.

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Cosa abbiamo fatto nel 2019

2019Cosa FattoGITR19

 
 
IL CAMMINO
 
 
Come sempre,
quando un anno finisce
e il calendario
volta l’ultima pagina,
è buona norma
voltarsi per un momento
all’indietro e fare la conta
del lavoro svolto. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Come sempre, quando un anno finisce e il calendario volta l’ultima pagina, è buona norma voltarsi per un momento all’indietro e fare la conta del lavoro svolto. Anche il Gruppo Italiano Tumori Rari - Gruppo Piemontese Sarcomi (Onlus) si dedica a questa riflessione che non va a cercare una pagella di merito ma vuole fissare nuove bandierine nel percorso futuro.
Il volontariato, com’è in questo caso, non identifica mai un traguardo finale ma vede di fronte a sé soltanto un cammino e studia il modo migliore di percorrerlo, di scoprire ulteriori percorsi ancora inesplorati.
Chi si addentra nel nostro sito, qualunque sia la ragione del suo interesse, leggendo il riepilogo potrà cogliere che cosa l’ha più attratto, aiutato o semplicemente incuriosito. Ma la regola è <continuare a camminare>, guardare indietro per andare più spediti in avanti, ed ecco che l’abile lavoro del supergrafico Riccardo già indica le nuove bandierine da piantare nel 2020 ormai al galoppo.
Le indicazioni naturalmente sono soltanto titoli di momenti programmati, ma alle spalle di queste indicazioni c’è tutto un lavoro anonimo, c’è il piedestallo che regge la costruzione. Sono gli studi, le riflessioni, le ricerche, dalle quali nasceranno altri motivi per divulgare il lavoro, la scienza, la speranza.
Buon cammino a tutti.
logo gitr col
CHE COSA ABBIAMO FATTO NEL 2019
 
Febbraio 2019
Terzo Corso di Aggiornamento Nazionale per giovani Oncologi Italiani sui Sarcomi dei Tessuti Molli e dell’Osso, Stage presso l’Ospedale Humanitas Gradenigo e il CTO
 
Settembre 2019
Giornata di Studio Regionale sui Tumori Rari del Rene, presso l’Accademia di Medicina di Torino
 
Ottobre 2019
Relazione al Congresso Nazionale degli Oncologi a Roma sulle Linee Guida nei Sarcomi e GIST
 
Gennaio - Ottobre 2019
Redazione della 11a Edizione delle Linee Guida Nazionali sui Sarcomi dei Tessuti Molli e GIST
 
Febbraio - Ottobre 2019
-  46 Relazioni a Congressi Nazionali
-    4 Corsi per giovani medici sulle Cure Palliative in Oncologia
-    1 Pubblicazione sull’Academy Journal of Epidemiology (USA)
        sui Sarcoms dei Tessuti Molli
-    4 Pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali con impact factor
-  19 Conferenze informative rivolte alla società civile sui Tumori Rari,
        presso Associazioni di Volontariato piemontesi
-  72 News, Aggiornamenti e Articoli pubblicati sul nostro Sito,
        realizzati da componenti del Gruppo GITR-GPS o in collaborazione
        con altre Associazioni
Linee guida Sarcomi2017 Quaderno CaregiverCopertina BodiniLocandina Aiutaci

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"Voci del '900" e "Le Parole che Curano": QUI i due fascicoli da scaricare

Logo Voci 900a   Logo Parole che Curano 5

LA NOVITÀ
 
Certi di fare cosa gradita ai nostri affezionati lettori abbiamo raccolto in due fascicoli gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”due rubriche dedicate, la prima a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, da parecchi mesi ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
I due fascicoli saranno aggiornati costantemente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle due Categorie relative, cliccando sui due loghi nella parte sinistra della HOME.
 
 
 

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