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PRIMA PAGINA 2018 - N. 5
 
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

Acquistare un libro e "omaggiarlo" ad un anonimo lettore

Libro Regalo
 
LA SORPRESA
 
A Torino l’esempio
di un anonimo acquirente
che ha dedicato
un libro acquistato,
lasciando al libraio
“l’onere” di omaggiarlo
ad un altrettanto
anonimo lettore.
 
Di: Ernesto Bodini
 
In un mondo sempre più stanco, privo di quelle virtù come quella tra le più nobili che è il piacere della lettura, continuiamo ad assistere al suo decadimento e con esso alla chiusura di librerie che, a Torino ad esempio, sino a non molti anni fa, prosperavano per numero e soprattutto per ricchezza e originalità di titoli.
Una sorta di “concorrenza” ai doveri dell’istruzione, quindi un compendio utile alla crescita individuale e collettiva, sia dal punto di vista della conoscenza che del sapere. Ma tant’è... In questa sperduta oasi della “micro” cultura non mancano imprevisti e originalità come quello descritto in questi giorni da un’articolista de’ La Stampa, che racconta di un anonimo romantico che si aggira per le librerie della città. «Accarezza le copertine – spiega sinteticamente –, sfoglia le pagine, sceglie un titolo e lo porta alla cassa dove scrive una dedica e chiede una confezione regalo. Poi lascia tutto lì, libro, parole e identità: “Regalatelo a qualcuno, ma sceglietelo bene”. E a quel punto si allontana». 

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"Voci" del Novecento - In ricordo di Michele


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IL RICORDO
 
 
Giovedì
20 Settembre 2018,
ormai sono più di 2 mesi,
si è consumato
l'ultimo giorno d'estate
della carta stampata.

 

A cura di: Davide Deangelis 

A Milano si piangeva Inge Feltrinelli, a Torino Michele Fenu. In altre sedi e ben altre penne hanno ricordato e scriveranno della volitiva editrice, per quanto mi riguarda, come articolista del Gruppo Italiano Tumori Rari, non avrei potuto esimermi dal commemorare il nostro caporedattore, che, nonostante la malattia, molto ha saputo offrire alla causa della divulgazione, profondendo lo scarso tempo e le esauste energie insieme alle sue indubbie capacità e competenze.
 
Ho conosciuto Michele nelle corsie del Day Hospital di Oncologia agli inizi del suo lungo “viaggio”, l'ho apprezzato come scrupoloso responsabile delle pagine del sito GITR, l'ho perduto come riservato amico. Già. Quando una malattia cronica consente di conservare una decente qualità di vita, senza compromettere funzioni vitali o ridimensionare eccessivamente gli impegni quotidiani, non è rara una lunga sopravvivenza che avvicini pazienti e famigliari ai professionisti della salute, in contesti di cura circonfusi da un clima meno formale, quasi amicale, senza con ciò pregiudicare serietà e giudizio. Non stupisce quindi che durante le infusioni di fleboclisi, o nelle manovre relative ad un prelievo di sangue si instaurino dei brevi dialoghi, si abbozzino delle confidenze o si riferiscano delle sensazioni che l'ascolto attento, discreto e rispettoso consente di cucire insieme, delineando un verosimile profilo psicologico e storico-esistenziale del paziente. 

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I sarcomi dell'utero: l'analisi di A. Comandone

Dott Comandone

 
 
 
L'ANALISI
 
 
SARCOMI DELL’UTERO:
una pagina "rara"
nel capitolo
dei tumori rari.
 
 
Circa 400 casi
all’anno in Italia
suddivisi in vari
sottotipi istologici.  
 

Di: Alessandro Comandone

I sarcomi rappresentano l’1% dei tumori e a buona ragione sono classificati come tumori rari. La loro classificazione può avvenire sulla base del tipo istologico (ad esempio liposarcoma, angiosarcoma, leiomiosarcoma) o della sede di localizzazione della malattia (sarcomi degli arti, del retroperitoneo, della testa e collo, ginecologici).
I sarcomi ginecologici a loro volta si distinguono in sarcomi uterini, dell’ovaio e della vagina. I sarcomi dell’utero sono i più comuni, ma in realtà, rappresentano un evento molto raro: la loro incidenza in Italia è valutata su circa 3 casi/1 milione di abitanti.

Sarcoma utero

In Italia sono attesi circa 400 casi all’anno, ulteriormente suddivisi in sottotipi istologici: leiomiosarcomi, sarcomi dello stroma endometriale, forme di sarcoma indifferenziato e infine forme estremamente rare (adenosarcoma, leiomiosarcoma, di basso grado) e forme ad incerto comportamento biologico (STUMP; PECOMI e angiomixomi aggressivi).
Il carcinosarcoma invece pur mantenendo il nome è ormai considerato da tutte le linee guida un carcinoma scarsamente differenziato.
La diagnosi di sarcoma uterino è assai complessa e frequentemente determina un ritardo diagnostico e terapeutico.

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La "riabilitazione" in oncologia e nelle cure palliative

Riabilitazione6
 
 
IL SUPPORTO
 
Il ruolo effettivo
della riabilitazione
nell’ambito oncologico
e nella palliazione
è argomento dibattuto
e meritevole
di serio approfondimento. 
 
 
Di: Davide Deangelis
 
Innanzitutto per sgombrare il campo da penosi fraintendimenti dei pazienti che vedono nella ”imposizione” delle mani del fisioterapista, quando non del chiropratico o dell’osteopata, un sicuro preludio alla guarigione ed al recupero di funzioni ormai irrimediabilmente compromesse. In secondo luogo per la confusione fra gli operatori della salute circa l’individuazione della figura idonea e l’appropriata decisione di un suo intervento nel programma terapeutico in corso. Infine, la difficoltà di coordinare esigenze cliniche ed aziendali riguardanti la gestione di degenze sufficientemente lunghe per consentire il percorso riabilitativo, perché i trattamenti riabilitativi, per essere efficaci, necessitano inevitabilmente di due fattori: disponibilità e continuità di tempo per valutare, confrontare ed eventualmente correggere i risultati riabilitativi del paziente e, soprattutto, un suo serio impegno affinché essi si possano realizzare. Nell’ambito della medicina fisica e riabilitativa, infatti, l’effetto placebo gioca un ruolo determinante e statisticamente più significativo che in altre specialità mediche, dove l’aderenza terapeutica è meglio controllata o più efficaceRiabilitazione2 perché affidata a fattori estrinseci, quali le terapie farmacologiche. In riabilitazione la necessità di un’ottima compliance da parte del paziente è fondamentale, così come abilità di coaching e tecniche motivazionali devono essere sicuro repertorio del terapeuta, dal momento che la riuscita del recupero funzionale è secondariamente dipendente dall’operatore. Normalmente, un ottimo fisioterapista con un paziente demotivato riesce a effettuare un discreto lavoro, mentre un mediocre fisioterapista con paziente molto impegnato consegue un ottimo risultato. Ovviamente in linea teorica, senza considerare la situazione clinica, le patologie di base o la variabilità individuale.
 
Se dunque l’obiettivo di un tecnico della riabilitazione è rendere nuovamente abile, capace un paziente, consentendogli un recupero quanto piùcompleto ed equiparabile alla situazione precedente lo stato di malattia, si possono comprendere le obiezioni e le perplessità che la medicina oncologica nutriva in passato circa il coinvolgimento di detto specialista e l’estensione di tali interventi ai pazienti affetti da neoplasie, quando le aspettative di vita erano molto più contenute rispetto alle attuali. Oggi però, utilizzando un termine, inelegante a dir vero, mutuato dall’inglese, si parla dei malati oncologici come di “lunghi sopravviventi” (long survivors) e pertanto postulanti bisogni, attenzioni, richieste, pretese, diritti alla stregua di chiunque altro, ovviamente commisurati e compatibili alle situazioni cliniche, che si presume siano sufficientemente stabili.

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Intervista a Marco Dolfin, medico e sportivo

Dolfinoperatoria

 
 
IL PERSONAGGIO 
 
 
Marco Dolfin,
Medico Ortopedico
all’Ospedale 
San Giovanni Bosco di Torino,
ma anche medaglia d'argento
agli europei di nuoto di Dublino
 
L’handicap non ha né confini
né limiti per continuare
a dare il meglio di sé. 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Paraplegico dal 2011 a causa di un incidente stradale, oggi 37enne, è un affermato chirurgo ortopedico, ma con un passo in più: è anche un promettente sportivo nella disciplina del nuoto. Una passione che lo ha già coronato di alcuni successi come la chiamata in azzurro per gli Europei di Funchal del maggio scorso, la partecipazione a quattro finali continentali nei 200 misti, 100 rana e 50 farfalla, sino alla conquista della medaglia d’argento ai Campionati Europei che si sono svolti a Dublino dal 13 al 18 agosto. Sposato con una infermiera, e padre di due gemellini, oggi il dott. Dolfin ha ripreso una vita “normale” dimostrando che la disabilità il più delle volte non pone limiti per continuare ciò che si era cominciato, e per ciò che si vuole ottenere.
 
Dott. Dolfin, chirurgo ortopedico dal 2005, e oggi anche disabile per via di un incidente stradale occorso nel 2011. Può tracciare un primo “bilancio” di questa esperienza?
“È difficile essere e fare il paziente. Sin dagli inizi delle cure non ero in grado di fare determinate scelte, rimettendomi totalmente alle decisioni dei colleghi curanti. Quando si è poi trattato di impostare un programma riabilitativo ci siamo sempre confrontati, anche per il fatto che ci conoscevamo da tempo... Poi, con il tempo, il processo di adattamento è diventato via via progressivo sino a concepire il concetto di una “nuova” vita, sia professionale che familiare”

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L'Informazione oggi... uno strumento potentissimo

ICT
 
 
 
L'APPROFONDIMENTO
 
Uno strumento potentissimo
che può aiutarci,
ma anche confonderci.
 
Un contributo autorevole
per affrontare l’argomento.

 

 

Di: Luigi Giovannini

Uno degli aspetti più significativi e di maggiore impatto sulla nostra vita quotidiana e che caratterizza la società ‘’digitale’’ è la disponibilità e/o diffusione dell’informazione dovuta all’enorme sviluppo della tecnologia informatica (la cosiddetta ICT, Information and Communication Technology) che le ha rese possibili .
È un dato di fatto: la quantità di informazioni di cui si può disporre oggi è praticamente senza limiti: siamo letteralmente sommersi di dati e notizie senza vincoli di tempo, di spazio e senza significativi oneri di costo.
 
Ai mezzi di informazione tradizionali, radio, televisione, giornali si sono aggiunti internet ed i cosiddetti ‘’social’’ che ci rendono di fatto costantemente connessi con il mondo, rendendo disponibili informazioni e notizie da e in qualunque angolo del pianeta, in qualsivoglia momento del giorno e della notte, in tempo reale.
Tutto ciò se da un lato è un indubbio fattore di progresso sociale, dall’altro presenta interrogativi profondi sulla necessità che all’enorme quantità di informazioni e di dati disponibili faccia riscontro la qualità dei medesimi, la loro corretta interpretazione e la possibilità di verifica.

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"Le Parole che Curano" - Il viaggio incompiuto della "Dignità"


Logo Parole che Curano 5Mani
 
 
LA RUBRICA
 
Dignità,
parola mai sepolta
dalla polvere del tempo,
 
 
capace come la fenice di risorgere 
anche nei momenti più bui della storia umana.

A cura di: Davide Deangelis

Nelle sue Ricerche filosofiche Wittgenstein ammoniva che per comprendere il senso profondo delle parole più importanti dell'intera cultura occidentale, fosse necessario farsi guidare, condurre, quasi trascinare da esse. È il caso di uno dei termini più nobili ed insieme controversi, spesso usati impropriamente o saccheggiati da strumentalizzazioni politiche; un vocabolo che ha alle spalle riflessioni filosofiche autorevoli e discussioni giuridiche ancora attuali; una parola mai sepolta dalla polvere del tempo, capace come la fenice di risorgere anche nei momenti più bui della storia umana. Questa parola, antica come l'uomo, si pronuncia dignità.
 
La vastità del suo significato, la pregnanza del suo senso, l'alterno pencolamento in diverse discipline o contrapposti campi del sapere, ci impongono un indugio filologico, che, come ebbe ad esprimersi Bartezzaghi, l'etimologia trasforma in rincorsa nel passato per consentire uno slancio nel presente ed un saldo atterraggio nel futuro.
Dignità, dunque, rappresenta un termine “ponte” tra culture e generazioni che affonda le sue origini nel pensiero greco e latino, subisce gli influssi giudaico-Muralescristiani e attraverso la riflessione moderna giunge a noi oggi in sfumature e toni spesso contraddittori, che paventano il rischio di una regressione intellettuale del mondo contemporaneo. Il tema verbale della parola latina dignitas (genitivo dignitatis) viene fatto risalire ad una radice dic-doc, cui sono connessi termini costitutivi la dimensione sociale ed educativa come dicere (dire) e docere (mostrare, insegnare). Procedendo a ritroso, fino al mondo greco, apprezziamo il legame di quest'ultimo verbo con quello di δοκέω (credere) ed i sostantivi da esso derivati δόξα (opinione) e δόγμα (decreto, decisione, affermazione).
Proprio in contrasto con questi due termini, che rimandano rispettivamente a posizioni equivoche, personali o comunque non assolute, ed ad affermazioni non completamente dimostrabili, ma imposte con autorità o assunte come verità irrefutabili aprioristicamente, il greco conosceva il lemma αξίωμα (principio), a sua volta ricondotto al verbo άγω (spingere). 

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"Esserci": Un dovere di umanità

2016aiutaciaiutares
 
 
IL DOVERE
 
Appunti di prossimità
per comunità solidali...
 
Di: Ferdinando Garetto
e Monica Seminara
 
In che modo una comunità (quartiere, gruppo, associazione, condominio, colleghi...) può essere presente accanto a chi soffre e ai soggetti fragili? Il dolore spesso spaventa, imbarazza, o semplicemente vogliamo sfuggirlo. Ma tutti, volendo, possiamo fare qualcosa di importante. Sono le esperienze che incontriamo quotidianamente nel lavoro del Progetto Protezione Famiglia che il GITR sostiene al Gradenigo da molti anni.
 
Alcuni pensieri “sottovoce” ...
 
“Presenza discreta” A volte, soprattutto nelle comunità dove tutti si conoscono, le voci corrono fin troppo velocemente, e con il passaparola le situazioni si ingigantiscono e si modificano: facciamo a volte i funerali prima del tempo, o ci avviciniamo con parole di circostanza alle persone e nei momenti meno appropriati. Ci torna alla mente il “vissuto” di un adolescente che aveva saputo della grave malattia del padre, che poi così grave non era, dalle preghiere in un incontro comunitario! Ci vuole riservatezza; prima di parlare, anche se per slancio generoso di condivisione, chiediamoci sempre se abbiamo il consenso degli interessati e se ne stiamo parlando con le persone a cui a loro farebbe piacere dare proprie notizie.
 
“Esserci” non solo nei rosari e nei funerali: è risaputo che nel momento del lutto, tutti si stringono a chi resta...sino al funerale. Poi il tempo passa in fretta, e la routine riprende a consumare i rapporti. Dopo qualche settimana chi è rimasto da solo si trova davvero solo e anzi “disturba” se non torna rapidamente ad essere “quello di prima”. Una telefonata, un gesto concreto, per esempio interessarsi di chi non si fa più vedere con la frequenza di un tempo, possono essere di grande aiuto. Anche se stare vicino a chi è nel buio del dolore non è facile, costa, ma può essere il seme di rapporti nuovi da cui la vita può rinascere.
 
“Che cosa possiamo fare?” (Non basta dire “…se hai bisogno, chiama…”) Chi sta soffrendo, o chi si sta consumando nell’assistenza a un familiare, in genere “non chiama”. Ma quante volte nell’assistenza domiciliare abbiamo sentito suonare il campanello delle porte e abbiamo visto entrare in punta di piedi vicini di casa che ...avevano avanzato un piatto di minestra (“avete pranzato oggi?”) ...o stavano andando proprio in quel momento in farmacia (“vi serve per caso qualche medicina?”) o al supermercato (“mentre sono in giro vi porto un po’ di spesa?”). Sono meravigliosi quei vicini che “per caso” ci sono sempre!

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La consolidata e coinvolgente esperienza della Fondazione F.A.R.O.

Faro35

 

LA RICORRENZA 

A Torino
il seguitissimo convegno
di operatori sanitari
e di volontari,
 
per valorizzare sempre
di più l’utilità dell’assistenza
in hospice e domiciliare
di malati fragili

Di: Ernesto Bodini

Nell’immenso arcipelago delle attività di assistenza sanitaria in stretta sinergia con il volontariato, in Piemonte da 35 anni la Fondazione F.A.R.O. (Onlus) continua a dare il meglio di sé attraverso l’opera in tre hospice e a domicilio in Torino e provincia.
 
Mole FaroCon la certificazione UNI EN ISO 9001 del 2105 si annovera tra le istituzioni sanitarie dalle caratteristiche di elevato valore professionale e di apporto umanitario. Un “biglietto da visita” che ha giustificato l’ambiziosa divulgazione con un convegno dal significativo tema “Il dire e il fare. La comunicazione del malato fragile” (con particolare riferimento alla legge n. 219 del 22/12/2017) convegno al quale sono intervenuti numerosi relatori seguiti da un folto pubblico di semplici cittadini e di volontari anche di altre realtà.
 
Con l’introduzione della sua lettura magistrale sulle varie tappe della relazione medico-paziente nella storia della Medicina, il teologo e psicologo Sandro Spinsanti ha ricordato che nel corso dei secoli lo stretto rapporto tra il dire e l’agire si è ampiamente evoluto in quanto il dire si sovrappone a quello del fare e, nel porre l’interrogativo su chi deve prendere le decisioni in Medicina, ha sottolineato che le informazioni sono decisive relativamente al percorso da seguire, ovvero all’iter diagnostico-terapeutico nei confronti del paziente. In questo contesto il relatore ha dato ampio spazio agli sviluppi culturali, lasciando poi la parola al giornalista Rai Michele Ruggiero, la cui relazione ha riguardato il cambiamento della comunicazione nelle malattie a esito infausto, ponendo l’accento soprattutto sugli effetti dell’informazione e del relativo linguaggio.
Un tempo si diceva (e non è accettabile) che “una persona è morta per un male incurabile” e anche se Logo Faro Newcorrispondeva al vero, dietro a quella affermazione si celava il modo di contrastare (se non debellare) la malattia e non accettarla come un nemico impossibile da sconfiggere. «Nel tempo – ha spiegato – chi faceva informazione nel dire che la malattia è battibile, si imponeva a se stesso e agli altri di ascoltare come la malattia poteva essere sconfitta, e di come si poteva stare accanto ad un malato. Era certamente un nuovo “status” mentale che ha impegnato molte generazioni di pazienti, di familiari e anche di mediciIl verbo “combattere” non è improprio perché il tumore è una malattia che noi dobbiamo contrastare in un “quadro di pace”. Da decenni il nostro popolo vive in pace avendo sviluppato un modello di vita che, a sua volta però, ha sviluppato le potenzialità del tumore. 

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    e il ruolo del Farmacista
     
    Necessaria una più stretta
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    tra le diverse figure
    professionali della Sanità
    dopo la riclassificazione
    dei farmaci ex OSP 2.
     
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    XXV CONGRESSO
    NAZIONALE
    SICP
     
    LIMITI E ORIZZONTI
    nella cura
     
    Riccione
    15 -17 novembre
    2018
     
    Palazzo
    dei Congressi
     
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    Opuscolo Informativo
    su una complicanza da bifosfonati
     
    OSTEONECROSI
    DELLE OSSA MASCELLARI
    DA FARMACI
     
    A cura di
    Olga Di Fede e Giuseppina Campisi
     

Salviamo i Farmaci

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