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I Tumori Rari chiedono "luce"...

 
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LA CRONACA
 
               
Il convegno condotto
dal dottor Comandone
e voluto dal GITR
per ricordare il 25° anniversario
della fondazione
ha sensibilizzato sui problemi
e fatto il punto
sulla ricerca e sulla cura.
 
 
 
 
 29 Ottobre 2022
 
Sabato 29 Ottobre 2022 ha avuto luogo a Torino il convegno “I progressi nella ricerca e nella cura dei Tumori Rari”, organizzato in occasione del 25° anno della fondazione del GITR - Gruppo Italiano Tumori Rari.
L’evento è stato ospitato nell’Aula Darwin del MBC - Molecular Biotechnology Center dell’Università di Torino, diretto dalla professoressa Fiorella Artruda e luogo della serie di incontri “I Lunedì pomeriggio della Prevenzione e Salute” organizzati dall’Associazione “Più Vita in Salute”,MBC3 presidente il dottor Roberto Rey.
 
Il convegno che è stato finalmente possibile dopo quasi tre anni di pandemia Covid-19 e che ha visto la partecipazione di molti qualificati addetti ai lavori che si sono avvicendati come oratori durante tutta la giornata, ha avuto un duplice scopo: porre in luce per la prima volta in modo organico in Piemonte la problematica globale dei Tumori Rari dal punto di vista di Ricerca, Cura e Assistenza a livello regionale in collaborazione con la Rete Tumori Rari Nazionale, e celebrare, non a caso, il 25° anniversario di fondazione del GITR, Associazione di Volontariato (ODV) rivolta ai malati con tumori a bassa incidenza.
 
Comandone ParlaEssere affetti da un Tumore Raro significa in molti casi entrare in un angolo buio dell’Oncologia: minori conoscenze scientifiche, minore ricerca, meno farmaci disponibili, pochi Centri di Eccellenza in grado di assumersi la cura globale del Malato e della sua famiglia. La conseguenza è una forte “migrazione sanitaria” con tutti i disagi connessi, di salute, psicologici e economici.
Ecco perché un discorso completo sui Tumori Rari non può esimersi dal coinvolgimento di molte figure coinvolte nell’organizzazione e nella cura: decisori politici, organizzazioni regionali, medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi.
 
Nel corso della giornata di studio, si sono affrontati questi argomenti per provare a garantire ai malati di Tumore Raro una completezza di visione e per ridurre il senso di solitudine che spesso li attanaglia.Aula Convegno
Il congresso con la presidenza del dott. Alessandro Comandone, presidente in carica del GITR e direttore dell’SC oncologia, Ospedale San Giovanni Bosco, ASL Città di Torino, si è svolto nell’arco della giornata, con gli illustri relatori che hanno sviscerato i più interessanti aspetti del trattamento dei TR, sia sotto l’aspetto istituzionale e organizzativo, che sotto il profilo strettamente medico-oncologico ed ancora sotto il profilo altrettanto importante del supporto psicologico e delle cure palliative.
Riportiamo di seguito i nomi degli illustri partecipanti, dei relatori e i titoli degli argomenti trattati.

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Il Congresso dei 25 anni del GITR… Finalmente!

 
Comandone e Picco 1
        
       
L'APPROFONDIMENTO
              
Per completezza
di informazione
un’analisi più approfondita
dei temi trattati
durante il Congresso
a cura del Dr. Comandone
 
 
25 anni pic
 
Dopo 25 anni di intensa attività e di impegno, dopo circa tre anni di pandemia, finalmente siamo riusciti a festeggiare il genetliaco del GITR come desideravamo.
Il 29 ottobre 2022 in presenza del Direttore Generale dell’ASL città di Torino e Commissario dell’Azienda Zero Dr. Carlo Picco, delle Autorità di Coordinamento della Rete Oncologica, con il saluto dell’Assessore Dr. Icardi si è aperto l’importante convegno scientifico ma anche umanistico relativo ai tumori rari.
La sede del congresso è stata il Centro di Biologia Molecolare di Via Nizza a Torino diretto dalla Professoressa Altruda che ringraziamo per l’ospitalità.BMC 2 L’organizzazione è stata condivisa con l’Associazione “Più Vita in Salute” e con il suo Presidente Dr. Rey.
Nell’introduzione il Dr. Comandone ha illustrato brevemente i “25 anni” di storia del GITR e quanto è importante lavorare per la ricerca e la cura dei Pazienti con Tumori Rari.
La Dr.ssa Ferraris dell’Assessorato alla Sanità della Regione ha illustrato il funzionamento della Rete Nazionale Tumori Rari e la sua collaborazione con AGENAS - Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, per definire i Centri di Riferimento per Tumori rari nella nostra Nazione.
Il Prof. Richiardi, Direttore dell’Istituto di Epidemiologia dell’Università ha illustrato le difficoltà a far nascere un Registro sui Tumori Rari a livello nazionale, viste le difficoltà nella diagnosi e nella concentrazione dei casi nei centri di eccellenza.
Il Dr. Bodini ha illustrato quanto abbiamo fatto come GITR, come Associazione di Volontariato volta non solo ai Professionisti della Salute, ma anche alla popolazione, rimarcando purtroppo come nella cronaca quotidiana i Tumori Rari abbiano poco spazio.
Franca FagioliLa Professoressa Fagioli ha egregiamente presentato i grandi progressi che l’Oncologia Pediatrica ha fatto negli ultimi 30 anni con un miglioramento tangibile non solo delle guarigioni, ma anche delle conoscenze scientifiche nei tumori dei Bambini. Ormai si parla con molta tranquillità di reinserimento del piccolo paziente nel circuito scolastico e del suo futuro nella forza lavoro del Paese.
Passando ai tumori solidi dell’adulto il Prof. Succo ha evidenziato come nei Centri di eccellenza si riescano ad operare con esito felice i Pazienti con tumori della testa e del collo grazie soprattutto alle terapie integrate radio e chemioterapiche. Indispensabile poi una lunga e concreta riabilitazione in queste neoplasie che offendono sovente la capacità di nutrirsi e di parlare dei Pazienti.

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Ricostruire il filo della vita e della speranza

Oblo

  
LA SCELTA
 
È facile accendere la paura
e cavalcare la rabbia della gente,
proponendo
soluzioni semplicistiche
come l’eutanasia,
più difficile stare accanto
a chi soffre.
 
Di: Ferdinando Garetto
 
Fonte:
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È facile accendere la paura e cavalcare la rabbia della gente, proponendo soluzioni semplicistiche come l’eutanasia. Più difficile stare accanto a chi soffre, in un cammino di cure palliative, con colloqui quotidiani e profondi, che cercano risposte di senso, fino alla fine.
Esiste un diritto a morire, oppure dovrebbe esistere un diritto universale a ricevere buone cure palliative?
«La ragione delle leggi su eutanasia e suicidio assistito sta nel fatto che l’opinione pubblica vive in una gabbia di paura, rabbia e sfiducia riguardo alle Byockcure che potrà ricevere e di come se stessi o i propri familiari moriranno. E il dramma è che questo timore è ben fondato».
Mi ha sempre colpito  questa frase di Ira Byock, medico palliativista del New Jersey, in un importante documento del 2015 sullo stato (spesso piuttosto arretrato) delle cure palliative nel mondo.
Come palliativisti lo sappiamo bene: gran parte del nostro lavoro è dedicato a “ricostruire” il filo della vita e della speranza nelle persone che incontriamo, nel passaggio più difficile. Il momento in cui le terapie rivolte alla guarigione hanno fallito e allora si manifestano in pieno “la sfiducia” (non c’è più niente da fare), “la rabbia” (qualcuno ha sbagliato), “la paura” (verranno sofferenze insopportabili).
Rabbia, paura e sfiducia si concatenano e si amplificano. Niente di più facile di soffiare sul fuoco e proporre soluzioni semplicistiche e scorciatoie. Lo dimostrano circa un milione e mezzo di firme raccolte con velocità impressionante a sostegno del referendum per la legalizzazione dell’eutanasia.
 
Ricostruire invece vuol dire innanzitutto mettersi accanto, in un cammino che può essere lungo, a volte tortuoso,Rabbia e Paura spesso faticoso, ma sorprendentemente capace di pensare ancora a un futuro.
La sfiducia richiede una promessa da mantenere (“c’è ancora molto da fare… lo faremo…”). La rabbia richiede il tempo della rielaborazione (esiste il fallimento, il limite: le domande di rabbia richiedono risposte su un piano diverso, di competenza e serietà autenticamente umana, perché accogliendo la domanda – e non la rabbia con cui si esprime –, nell’”oggi” si può sempre ricominciare). La paura richiede colloqui aperti, profondi, capaci di parlare senza timori o ritrosie anche di morfina e di sedazione, supportati dalla forza dei tantissimi incontri nella nostra storia di medici e infermieri con persone che “ce l’hanno fatta” a morire con dignità. Fino alla fine, spesso proprio “alla fine”. E con loro le famiglie, gli amici fraterni, le comunità.

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Dieta e cancro: un rapporto complesso

Rosa Dieta

 
 
 
LO STUDIO
 
La prevenzione primaria
è riconosciuta
come fondamentale
per ridurre l’incidenza
dei tumori e
come correzione
degli stili di vita.
 
 
 
 
 
Di: Alessandro Comandone
       Oncologia ASL Città di Torino e Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta
      Tiziana Comandone
       Scuola di Specialità in Farmacia Ospedaliera Università di Torino
 
La prevenzione primaria è riconosciuta come fondamentale per ridurre l’incidenza dei tumori. La prevenzione primaria è altresì conosciuta come correzione degli stili di vita riducendo o eliminando l’esposizione lavorativa o voluttuaria a cancerogeni, con miglioramento delle tecnologie lavorative, eliminazione di sostanze chimiche cancerogene, eliminazione dell’abitudine al fumo, prevenzione di infezioni virali precancerogene, iperesposizione al sole, correzione degli errori dietetici e raggiungimento di un peso corporeo ottimale.
Doll e Peto nel loro secondo studio fondamentale sulle cause del cancro evidenziavano già nel 1981 che circa il 30% dei tumori fossero determinati da una dieta non corretta.Cibo spazzatura
Peraltro il termine dieta include una esposizione complessa perché costituita da componenti diversi che variano da soggetto a soggetto e da nazione a nazione.
Vanno poi considerate la concentrazione dei cancerogeni e il tempo di esposizione ale sostanze pericolose.
A tal riguardo ricordiamo l’esempio ormai storico dei giapponesi migrati in USA che solo alla terza generazione con il cambio della dieta manifestarono una incidenza di tumori al colon pari alle popolazioni di origine europea da più tempo esposta ai cancerogeni della dieta occidentale.
Esiste poi una complessità scientifica nel dimostrare la cancerogenicità di alcuni alimenti che va provata con indagini in vitro, verificando l’azione mutagena di alcune sostanze sui processi biologici e biochimici contenuti nella dieta.
Fanno poi seguito i modelli animali, anche se il loro significato è relativo in considerazione della alta concentrazione delle sostanze cancerogene in una dieta sperimentale univoca utilizzata negli stabulari.
Dna e cancroPrendono poi il via gli studi sulla popolazione umana dapprima ristretti a gruppi etnici specifici che per motivi religiosi o comportamentali assumono o meglio non assumono determinati alimenti (ad esempio alcolici).
Infine si pianificano e si sviluppano studi caso controllo sulla popolazione generale, che coinvolgono grossi numeri di soggetti, per definire su tempi di follow up molto lunghi la cancerogenicità di alcuni alimenti.
In questi lavori di popolazione va sempre tenuta in conto l’interferenza con alti fattori predisponenti la malattia cancro: fattori genetici, esposizione a cancerogeni ambientali differenti, fattori ormonali, differenze di genere. Si evidenzia dunque come un certo rapporto tra causa ed effetto nel fenomeno cancro richieda molti dati, studi estremamente complessi e lunghi, senza i quali ogni supposizione causale va considerata nulla più che un’ipotesi o peggio una fake news.

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I "delicati" concetti di Evergetismo e Filantropia

Filantropi

  
 
LA DIFFERENZA
 
   
Quando le buone azioni
sono espresse
dal pragmatismo
e dalla loro corretta
definizione etimologica
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Di tanto in tanto alcuni giornali ci portano a conoscenza che nel mondo esistono alcuni filantropi, ossia persone che dotate di una certa ricchezza (denaro e possedimenti di varia natura) decidono di devolverla in gran parte al prossimo. Oltre a stabilire il concetto di filantropia, viene da chiederci con quale criterio vengono individuati i beneficiari della loro generosità, ma questo è forse irrilevante in quanto nessuno ha il diritto di sondare le Apuleius intervento evergetico S. Apollinareragioni più intimistiche di una benevola azione. Cominciamo allora ad analizzare l’etimologia di “filantropia”. Per filantropia si intende amore puramente operoso degli uomini, spinti a soccorrersi gli uni con gli altri per il solo fatto che appartengono alla medesima specie. Un impegno, questo, che induce ad orientarci in una direzione e non in ogni direzione, ovvero il rispetto della dignità umana.
L’evergetismo, per certi versi sinonimo, è un termine coniato dallo storico e letterato francese Andrè Boulanger (1886-1958), e più recentemente dall’archeologo e storico francese Paul Veyne (1930) e deriva dall’espressione greca “fare buone azioni”; indica la pratica diffusa nel mondo classico, di elargire benevolmente doni alla collettività apparentemente in modo disinteressato. Ma pratiche ed azioni evergetiche sono testimoniate già nell’antica Grecia, e prima ancora in altre culture come quella egiziana. Azioni che, nei vari periodi e magari anche in vari modi, hanno avuto un importante ruolo nelle rispettive società nell’interazione tra la sfera del privato e quella pubblica, assumendo via via la connotazione di un fenomeno che si colloca tra l’economico e il sociale, tra i cittadini e i dirigenti; come pure tra le politiche culturali e il welfare.Collage parole 
 
Nel mondo moderno, e quindi quello attuale, è possibile ravvisare un segno di continuità con la ripresa di queste pratiche, a partire da alcune società i cui processi di sostegno alla Cultura e al Welfare ad opera di privati e delle imprese, sono stati facilitati anzitempo per merito di politiche fiscali. Ed anche in Europa, a cominciare dalla Francia e dalla Germania e così pure anche in Italia, è possibile per il privato cittadino sostenere la Cultura potendo attivarsi in modo evergetico, assumendo una dimensione civica che si distingue però dalle altre forme di generosità giustificate dalla pietà religiosa, dalla carità o dal semplice mecenatismo, così come dai benefici legati alle relazioni personali.

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Cesare Zavattini, chi era costui?


Cesare Zavattini
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
  
 
L'ingrato anonimato
degli sceneggiatori,
 
a 120 anni dalla nascita
va ricordato
un grande personaggio.
 
 
Molti anni fa, una giuria internazionale costituita da centodiciassette storici e critici di quella che fin dall’inizio degli anni ‘20 fu definita la ‘settima arte’, mise a confronto il cinema di tutti i tempi. Ne uscì fuori una graduatoria che assegnò il primo posto alla Corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenštejn, il secondo alla Febbre dell’oro di Charlie Chaplin, entrambi prodotti nel 1925, e il terzo a Ladri di biciclette, diretto da Vittorio De SicaLa febbre delloro nel 1948.
 
A dimostrazione di come tali graduatorie siano spesso esposte a forti variabilità e, talora, a veri e propri ribaltamenti di giudizio, un successivo confronto, con altra giuria, eliminò drasticamente dai primi posti la meravigliosa opera di De Sica, anteponendole altre due firmate dal regista italiano, Sciuscià e Umberto D. Ognuna delle tre pellicole citate reca il nome, quale sceneggiatore, di Cesare Zavattini.
È fin troppo noto di come tale ruolo, spesso decisivo nel successo di un lungometraggio, venga sistematicamente soffocato, per distrazione, per ignoranza o per diretta intenzione, dal nome del regista. Miracolo MilanoCome accadrà qualche anno dopo, vistosamente, nel complicato rapporto tra Federico Fellini ed Ennio Flaiano, anche Zavattini non sfuggì a questa regola, avendone ennesima conferma nel 1951.
 
Coincise, quell’anno, con l’uscita di un altro capolavoro, a metà strada tra favola e realtà, Miracolo a Milano, un film che reca, nella sua interezza, il linguaggio dello scrittore, del poeta, del pittore nato nell’emiliana Luzzara centoventi anni fa. Tratta da un soggetto, dal titolo Totò il buono, firmato a quattro mani nel 1940 dallo stesso Zavattini in compagnia di Antonio De Curtis, rimasto per dieci anni in un cassetto in attesa di una trasposizione cinematografica, la pellicola fu infine realizzata, premiata al Festival di Cannes, dall’abbinata De Sica-Zavattini.
Miracolo a Milano
 
Soggetto bellissimo, l’umana sensibilità di uno sguardo fatto poesia, una filosofia di fondo riassumibile nel messaggio conclusivo del film, ‘la ricerca di un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno’, un messaggio che all’accostarsi del Natale vale, per gli uomini di buona volontà, più di un auspicio, e che come tale vogliamo raccomandarlo, rinviandone la visione in quel prezioso, immenso serbatoio costituito da Youtube.
E restituendo a Cesare quel che è di Cesare…        
 
 

Un calcio a una vita di stenti

Caccuri Calabria

 
 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
  
I nonni emigranti in Germania,
il nipote giocatore a Monaco…
 
 
 

Caccuri è un paesino della profonda Calabria arrampicato a metà strada fra il mare e la Sila, un migliaio di abitanti quando la stagione sorride, piacevole per l’anima e il corpo soggiornarci, passeggiare nel borgo medioevale, le mura hanno tanto da raccontare. Ma che ci fai d’inverno? Che ci fai se vuoi costruirti una vita?  Perciò Giuseppe e Rosa sposi novelli, allertati da un cugino coraggioso esploratore, mettono la prua verso la Manuel NonniGermania con una valigia stipata di niente, un misero portafoglio, un dialetto calabrese incomprensibile ai più, qualche parola di italiano, nemmeno una di tedesco. Ma una fabbrica petrolchimica a Mannheim, a sud di Francoforte, ha garantito il posto. Tanto basta.

Giuseppe dovrà restarsene nudo quattro giorni per via delle accurate visite mediche, alla mensa attende paziente una settimana che un turco compagno di ventura gli passi la sua ciotola per avere la minestra. Non supera il metro e 70 di altezza Giuseppe, la sua Rosa gli arriva al naso, ma sono impastati nel bisogno e nella speranza.

Siamo alla fine degli Anni Cinquanta, spira aria di ottimismo nel mondo occidentale.
Un salto in avanti. Il ritorno in Italia, Torino, la Fiat mamma accogliente. Nasce Filomena detta Nuccia, poi RosarioLogo Barracuda battezzato Luigi perché il rosario è una preghiera non un nome proprio dicono all’anagrafe e bisogna aggirare l’ostacolo. Il tempo corre. Rosario incontra Laura, il primo figlio è Manuel Giuseppe, un compromesso fra la modernità e la tradizione che impone i nomi dei nonni, il giovane è moderno davvero, sportivo, si fa notare come nuotatore, judoka, pattinatore… La natura già generosa con Rosario dà il meglio a Manuel, 1,88 già alle scuole medie.
 
Cosa farai da grande, chiedono al ragazzone? Vuole provare anche il football. Vicino a casa, zona Mirafiori, c’è una società che porta il nome curioso di un pesce tropicale, Barracuda, lui al calcio non dà del tu, terzino è il massimo cui possa aspirare. Manuel PozzomainaGioca la prima partita il 27 settembre del 2015 a 9 anni, subito due gol.  Proprio quel giorno muore il nonno.
Proprio quel giorno Manuel si apre le porte per la Germania, ma ancora non lo sa. Si fa largo in fretta nella jungla pallonara, dal Barracuda al Pozzomaina, un altro club di volenterosi dilettanti.
suon di gol il terzino è diventato attaccante, c’è il salto verso il top, la Juventus.

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La donna, bersaglio mobile... Più impegno per combattere questa violenza

Panchina Rossa

 
IL DRAMMA
 
Riflessioni
su un fenomeno in ascesa,
preoccupante
e mai abbastanza approfondito
negli aspetti fisiologici
sia femminili che maschili 
come in quelli educativi e culturali.
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Non c’è dubbio, anzi è inconfutabile: il problema è molto serio, anzi serissimo.
La nostra società, non solo quella italiana, sta evolvendo sempre di più al peggio, sommando ogni giorno delitti contro la persona e in particolare togliendo la vita a donne che, apparentemente, o meno, non hanno colpa.
Si tratta del cosiddetto fenomeno dei “femminicidi”, una piaga che sta dilagando e che non si riesce a rimarginare, e non sono solo i numeri a parlare ma anche le modalità e i diversi contesti sociali. A questo punto mi chiedo: quanto può servire dedicare una Giornata (25 Novembre, voluto dall’Onu sin dal 1996) contro la violenza sulle donne?Stop
È certamente un’attenzione e un riguardo sia per la delicatezza del fenomeno che per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica nel suo insieme, ma in particolare le Istituzioni preposte a tutelare l’incolumità dei cittadini.
Ma si fa davvero abbastanza? Stando all’escalation del numero dei casi sembra proprio di no. Ma  quali sono le figure preposte? E soprattutto si sono analizzate sino in fondo le possibili cause che portano “certi uomini” a togliere la vita alla propria moglie, compagna, convivente, amica o a una più stretta componente famigliare? Spesso si cita il termine dignità, termine sempre più alla ribalta, una sorta di invocazione che di fatto si perde nel vuoto, come se tale concetto che fa parte della Persona fosse un “optional”, ed è così che violando la dignità dell’Essere esso si priva della sua stessa esistenza.

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AIOM - Libro bianco 2022 dell'Oncologia italiana

 
2022 Libro bianco AIOM
 
 
LA FOTOGRAFIA
 
 
Il Libro Bianco dell'AIOM
La carta dei servizi
dell'Oncologia Italiana
 
 
La XIIa Edizione
del Libro Bianco 
rispecchia lo stato dell’Oncologia
in Italia, fornendo un censimento
del sistema assistenziale oncologico
e definendo una costante
e intensa collaborazione
con le istituzioni nazionali e regionali.
 
 
Questa XIIa Edizione del Libro Bianco dell’Oncologia Italiana del 2022 si affianca alle 41 linee guida annualmente aggiornate, al documento di consensus sulla continuità di cura in oncologia, alle Raccomandazioni cliniche e metodologiche e ai controlli di qualità nazionali per i test bio-molecolari, alle numerose Raccomandazioni plurisocietarie (quali ad esempio, Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA in pazienti con carcinoma mammario, con Stetoscopiocarcinoma ovarico, con carcinoma pancreatico metastatico; Raccomandazioni per l’implementazione dell’analisi mutazionale e la gestione del paziente con melanoma maligno), alle Raccomandazioni per la gestione cardioncologica del paziente neoplastico, ai “Numeri del Cancro”, che riportano ogni anno il quadro epidemiologico dei tumori in Italia. Un contributo continuo sia per diffondere le migliori strategie di trattamento sia per permettere l’accesso alle cure in tutte le regioni del nostro Paese.
In questi anni di sempre maggiore complessità, e talora di criticità, del Sistema Sanitario Nazionale che prevede importanti scelte strategiche politiche e organizzative, i dati riportati dal Libro Bianco 2022 possono rappresentare un utile strumento informativo anche nella prospettiva di un’ampia realizzazione delle reti oncologiche regionali e, nell’ambito di queste, per la definizione dei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA).

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Le Raccolte del GITR

 
"CARTOLINE DAL PASSATO"
Cartoline dal Passato
SCARICA IL FASCICOLO CLICCANDO SUL LOGO
 
Abbiamo raccolto in un nuovo fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “CARTOLINE DAL PASSATO"gli articoli di Augusto Frasca, giornalista, saggista, storico di sport e cultura a tutto campo. Abruzzese di nascita, romano di residenza, componente del Comitato scientifico della Treccani e curatore, con Claudio Ferretti, dell’Enciclopedia Garzanti, responsabile dei servizi giornalistici nei principali avvenimenti di atletica e dei Mondiali di Calcio del ’90, ha al proprio attivo pagine su fatti e personaggi dello sport e non solo. Ogni volta una data e un personaggio da ricordare.
 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della pagina HOME.

Fondazione AIOM - I numeri del cancro in Italia 2021

Numeri Cancro 21
 
 
 
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La Fondazione AIOM
propone anche quest'anno
la nuova versione 2021 de
“I Numeri del cancro in Italia”
dedicata a cittadini e pazienti.
 
 
Questo volume 2021
è nato nel corso di una pandemia
dagli effetti devastanti,
con inevitabili rimodulazioni
anche di questo progetto editoriale.
 
 
 
 
È un impegno che continua, anno dopo anno!
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    La Farmacia Oncologica
    e il ruolo del Farmacista
     
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