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"Voci" del Novecento - Gianni Rodari tra favola e realtà


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LA RUBRICA
 
 
Una lacrima,
una virgola
 
 
Quanto pesa
una lacrima?
La lezione
del maestro Rodari
 
 
 
A cura di: Ferdinando Garetto 
 
Ogni tanto mi torna in mente, leggendo una mail frettolosa o peggio un articolo di qualche pur autorevole laureato. Torna in mente quella “tragedia” che ci commuoveva sui banchi di scuola elementare, quando immaginavamo la sventurata soccombere nel tentativo di sopportare un peso superiore alle sue forze. “Povera virgola”, pensavamo... “Povere virgole... e poveri congiuntivi...”, oggi pensiamo.
 
C’era una volta
una povera virgola
che per colpa di uno scolaro
disattento
capitò al posto di un punto
dopo l’ultima parola
del componimento.
 
La poverina, da sola,
doveva reggere il peso
di cento paroloni,
alcuni perfino con l’accento.
Per la fatica atroce morì.
 
Fu seppellita 
sotto una croce
dalla matita
blu del maestro,
e al posto di crisantemi e sempreverdi
s'ebbe un mazzetto
di punti esclamativi
 
Si chiamava Gianni Rodari: alla notizia della sua morte, poco prima che compisse 60 anni, per molti di noi fu come perdere un amico di infanzia. E in effetti, Rodari è stato davvero un amico dell’infanzia, da lui guardata con lo sguardo aperto di un maestro che sapeva imparare dai bambini e aprirsi attraverso di loro al futuro. 
 

Libro Magico

Erano anni di crisi, negli anni ’70 o giù di lì...anche se grazie ai nostri genitori dell’austerity ricordiamo più le domeniche in bicicletta che i drammi degli anni di piombo. Ma la crisi si combatteva anche con la fiducia nella vita e l’emergenza era quella di costruire le scuole elementari nei prefabbricati cercando di evitare i doppi turni. 
Gianni Rodari era la voce sorridente che accompagnava generazioni di bambini alla scoperta della vita con apparente semplicità, ma con le idee molto chiare e pedagogicamente assai fondate:
 
“Nelle nostre scuole,
generalmente parlando,
si ride troppo poco.
 
L’idea che l’educazione della mente
debba essere una cosa tetra
è tra le più difficili da combattere”.
 
(...) Non si può essere mai
sicuri di quello che
un bambino impara
guardando la televisione.
 
E non si deve mai sottovalutare
la sua capacità di reagire
creativamente al visibile.
CONTINUA... 
 

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