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La donna delle stelle: Margherita Hack


Hack Ritratto

 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
  
Margherita Hack
morì il 29 giugno 2013,
novantunenne, a Trieste.
 
Dal 1995,
orbitante tra Marte e Giove,
l’asteroide 8558 reca il suo nome.
 
 
 
L’inaugurazione, a metà giugno, d’un monumento, primo dedicato ad una scienziata italiana, allestito dinanzi all’Università Statale di Milano in occasioneHack Statua dei cento anni dalla nascita, suggerisce evocare il nome di Margherita Hack nella doppia veste di massima astrofisica nazionale e, realtà meno nota, per il suo inserimento nel Pantheon dell’Atletica Italiana. Eternata nel bronzo, realizzata a grandezza naturale da Daniela Olivieri, in arte Sissi, uscita vincitrice da un concorso internazionale, la statua esprime simbolicamente l’attimo fermo di due braccia che come in una spirale crescono dalla terra e si volgono al cielo.
Fiorentina di nascita, mai avendone abbandonata la cadenza dialettale, Margherita Hack visse lunga parte della vita a Trieste, dirigendone dal 1964 al 1987 l’Osservatorio astronomico.
Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ebbe tra l’altro costanti rapporti di consulenza con più organismi internazionali, tra cui l’Agenzia Spaziale Europea e la statunitense NASA.
Hack AtletaMargherita Hack aveva iniziato ad apprendere diritti e doveri di un’attività sportiva declinata al femminile negli stessi tempi in cui l’intero sport nazionale aveva eletto “fidanzata d’Italia” una esuberante, magnifica ragazza bolognese temerariamente battezzata Trebisonda da un padre originale, trionfatrice sul filo di lana dello stadio olimpico berlinese volando sugli ostacoli allestiti sul rettilineo degli ottanta metri e ringraziando Iddio, il padre e la madre, gli invisibili incroci di vita e di sangue e la Patria Italia, salutata sul podio a braccio teso.
L’intervento provvidenziale della capitana della rappresentativa nazionale aveva fatto in tempo a mutare quel nome terrificante in Ondina, e tale rimase, Ondina Valla, se non nell’anagrafe, nei reperti statistici e nella memoria del prossimo, mentre un’altra formidabile coetanea associata alla torinese azienda Venchi Unica, Claudia Testoni, fermata al quarto posto nei Giochi tedeschi nella stessa finale, dominava due anni dopo nella prima edizione dei campionati europei mietendo in contemporanea un primato mondiale dietro l’altro.  
 
La fama raggiunta nella sua lunga attività professionale, abbinata a mai dimenticati trascorsi atletici giovanili – culminati, impegnata in particolare nel
Hack Saltosalto in lungo e nel salto in alto con la maglia del GUF fiorentino, con la conquista dei Littoriali del 1941 – fu infatti molti anni dopo motivo per l’inserimento, a pieno titolo, nel Pantheon formalizzato nel 2014 dalla Federazione Italiana.
Aperto a personalità di altissimo livello, nazionale e internazionale, che abbiano onorato l’atletica con la loro testimonianza, ne fanno parte, con la scienziata, Eugenio Montale per il sublime verso dedicato alla disciplina, Amo l’atletica perché è poesia, Ottavio Missoni, finalista sui 400 metri ad ostacoli ai Giochi di Londra del 1948 e ideatore di linee di abbigliamento che hanno attraversato il mondo conosciuto, Roger Bannister, neurologo Hack Pantheonprossimo al Nobel e in gioventù realizzatore del primato mondiale sul miglio, e Renato Funiciello, una vita segnata nell’atletica e per l’atletica e una notorietà scientifica internazionale che nel 1969 lo portò, unico, a rappresentare l’Italia, quale Principal Investigator, nel progetto di esplorazione lunare Apollo.   
 
Margherita Hack morì il 29 giugno 2013, novantunenne, a Trieste.
Dal 1995, orbitante tra Marte e Giove, l’asteroide 8558 reca il suo nome.
 
 
 

 

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