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Emilio Salgari, "Il poeta dell'Avventura"

Emilio Salgari

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
Visse a Torino
il periodo più tormentato
di un'esistenza difficile,
mai immaginando la celebrità
che avrebbe accompagnato i
l suo nome e le sue opere.
 
                 
 
Centodieci anni dalla sua scomparsa. All'indifferenza della società, agli sbadigli accademici e all'esosità degli editori, il 25 aprile del 1911 Emilio Salgari aveva lasciato un messaggio agghiacciante: <<A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria ed anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho procurato pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna>>.Parco Villa Rey
Il corpo dell'uomo, suicida, che a partire dal primo prodotto narrativo pubblicato a vent'anni e che con un numero sterminato di romanzi d'avventura avrebbe progressivamente alimentato in Italia e all'estero l'interesse e la fantasia d'intere generazioni di giovani, gola e ventre squarciati da un rasoio, fu trovato nel Parco di Villa Rey nella zona collinare che sovrasta Corso Casale. Al momento della scomparsa lo scrittore, cui la sensibilità di Margherita di Savoia e l'assegnazione da parte della Real Casa del cavalierato dell'Ordine della Corona d'Italia nulla avevano influito nell'affrancarlo da un'esistenza segnata da indigenza e disgrazie, aveva quarantanove anni.
Il padre Luigi era morto suicida, la moglie Ida era da tempo ricoverata in manicomio, una figlia, Fatima, era irrimediabilmente malata, e altri tre figli furono successivamente segnati dalla 'maledizione familiare': Nadir rimase vittima di un incidente stradale, Romero ed Omar finirono anch'essi suicidi.
Libri SalgariGigante di una letteratura popolare frutto d'una inesauribile energia creativa, continuamente alla ricerca di un altrove mirabilmente descritto con genti e territori mai visti di persona e resi attendibili da ore ed ore di studio trascorse nella Biblioteca Civica Centrale, con i Pirati della Malesia, i Corsari delle Antille, le Tigri di Mompracem, i Misteri della jungla nera e i cicli del West, con i suoi eroi Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e Kammamuri, Ada e la perla di Labuan, con libri tradotti in mezzo mondo e milioni di copie vendute, fermo al tavolo di lavoro con un'immancabile sigaretta tra le labbra, Emilio Salgari fu dunque contemporaneamente Cristoforo Colombo e Marco Polo, Herman Melville e Rudyard Kipling, Jules Verne e Robert Louis Stevenson. Ebbe ammiratori singolari come Ernesto Che Guevara, di cui è accertato avesse divorato pagina dopo pagina tutte le avventure descritte dallo scrittore italiano.
 
Se ne impadronì nel tempo il cinema con la produzione di decine di pellicole, prime tra esse per importanza quelle dirette daChe Guevara Carmine Gallone e Mario Soldati. Se ne impadronì, in stagioni più recenti, la televisione, inchiodando dinanzi agli schermi, era il 1976, con le sei puntate dello sceneggiato diretto da Sergio Sollima, milioni di spettatori e insuperati primati d'ascolto. Dal 1998 l'asteroide UC23 numero 27094 reca il suo nome.
Nel 2011, nel centenario della scomparsa, gli fu intitolato un Airbus A 320-216 dell'Alitalia. Quanto resta del 'poeta dell'avventura', cui La Tigrel'esistenza riservò miserie economiche e sofferenze morali e che ebbe nel capoluogo sabaudo coevi e colleghi in produzione letteraria dello spessore di Edmondo De Amicis, Guido Gozzano, Antonio Fogazzaro e Giuseppe Giacosa, riposa nel Famedio del Cimitero di Verona, città dove Emilio Salgari aveva aperto gli occhi alla vita in un giorno d'agosto del 1862.  
 

 

 

 

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