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Giacomo Balla, "L'Arte del Futuro

Giacomo Balla

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
Torna d'attualità
nella più sabauda,
tra le più eleganti arterie
della Capitale, la figura
di un grande torinese. 
 
                 
 
Dal mese di giugno, nella ricorrenza del 150° dalla nascita, il civico 39b della romana via Oslavia ha aperto alla curiosità del prossimo e all'attenzione dei cultori vita e opere dell'artista che ha segnato e segna un periodo irrinunciabile nella storia delle arti figurative.
Precocemente orfano a nove anni di padre, Giacomo Balla era sceso a Roma dal capoluogo piemontese nel 1895, ventiquattrenne, dopo aver frequentato corsi all'Accademia Albertina alternati a lezioni in psichiatria e in antropologia criminale di Cesare Lombroso, forte della frequentazioneMarinetti Redazione Rivista intellettuale con personaggi del livello di Edmondo De Amicis e di Giuseppe Pellizza da Volpedo e già esordiente in pittura in chiave figurativa. 
La celebrità dell'artista e dell'uomo sarebbe esplosa con l'annuncio del totale rinnovamento del linguaggioformale, destinato a cancellare qualsiasi formula artistica legata alla tradizione, con la firma posta in calce al Manifesto della pittura futurista assieme ad Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini e Luigi Russolo. Accadeva nel 1910, nella stagione immediatamente successiva alla spettacolare invenzione letteraria e al sovvertimento dei costumi nati dalla rivoluzionaria fantasia di Filippo Tommaso Marinetti, esaltati il 20 febbraio 1909 con una vistosa prima pagina dal Figaro, il più diffuso quotidiano parigino.Nel 1915, mentre il movimento futurista si avviava ad offrire un lacerante tributo al conflitto mondiale con la scomparsa sul fronte bellico di Umberto Boccioni e di Antonio Sant'Elia – avviato, il secondo, con la genialità delle sue intuizioni, a suggerire svolte epocali nella storia Automobile in corsa Balladell'architettura – insieme con Fortunato Depero, Balla firmava un ulteriore  manifesto volto ad aprire nuovi orizzonti al mondo dell'arte, alienandosi tra l'altro di tutta la precedente produzione figurativa ed aprendo progressivamente la propria visione estetica all'abbigliamento, alla scenografia, all'arredamento e al mondo della pubblicità firmando con lo pseudonimo di FuturBalla
Nel 1929, in piena maturità, l'occasione avrebbe condotto Balla nella zona della città resa piemontese fin dai primi interventi urbanistici del 1883, man mano definiti nel quarantennio successivo, attraverso vari piani regolatori, con la progressiva trasformazione delle aree per secoli riservate a pascoli, a campiCasa Balla coltivati e a paludi causate dalle esondazioni del Tevere nella più ariosa zona della città, il quartiere Prati, razionalmente impaginato nelle lunghe traiettorie orizzontali e verticali evocanti i cardi e i decumani dell'antica struttura urbanistica latina.
Come appare oggi ai visitatori, vissuta nella compagnia della moglie Elisa e delle figlie Elica e Luce, la casa-museo di via Oslavia è integra nella sua policroma spettacolarità, dalle porte alle pareti ai mobili al più semplice degli arredi, viva testimonianza dell'estetica che guidò la lunga traiettoria umana ed artistica di Giacomo Balla. Fino al primo marzo del 1958, giorno della sua scomparsa, ottantasettenne.
 

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