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"Voci" del Novecento - Enzo FERRARI


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LA RUBRICA
 
 
 
Una grande
storia italiana
 
 
<Quando
le mie macchine vincono
mi sento orgoglioso
di essere italiano>.  
 
 
A cura di: Michele FENU
 
<Quando le mie macchine vincono mi sento orgoglioso di essere italiano>. 
Lo diceva, tanto tempo fa, Enzo Ferrari, agli albori di quella che sarebbe diventata una leggenda: scuderia di F1 (oggi diremmo team), azienda costruttrice di vetture sportive da sogno che in 70 anni hanno dispensato emozioni e contribuito allo sviluppo dell’automobile, marchio rispettato e amato in tutto il mondo. Sosteneva con forza: <L’automobile è un simbolo di libertà. Ci ha concesso la mobilità e l’indipendenza>.
A fine marzo è cominciato un nuovo campionato mondiale di Formula 1 e la Ferrari è sempre lì, in pista, aprendo la stagione in Australia con il trionfo di Vettel e il terzo posto di Raikkonen battendo Hamilton e la Mercedes, mentre continua a produrre incantevoli gioielli stradali. Lui non c’è più, naturalmente, ma quello che ha costruito rimane, seppure in altre mani e in altra forma. Il <Gran Vecchio>, il <Drake>, <l’Ingegnere> (laurea honoris causa) come lo chiamavano, era nato a Carpi, in provincia di Modena, il 18 febbraio 1898, ma il padre, che possedeva una carpenteria metallica, poté registrarlo solo il 20 per la neve. Ci lasciò a 90 anni il 14 agosto 1988. 
 
IngFerrari2Da ragazzo fu indeciso tra il canto lirico, il giornalismo sportivo e l’automobilismo. Alla fine, dopo aver fatto il tornitore e aver tentato invano di farsi assumere dalla Fiat, scelse di diventare pilota (1919): ebbe un discreto successo ma preferì trasformarsi nel 1929 in gestore di uomini organizzando una sua scuderia al servizio della Squadra Corse Alfa Romeo, con piloti come Tazio Nuvolari. <La mia grande passione non è mai stata guidare le macchine, ma farle nascere>. E per questo, lui che non era un progettista, assunse sempre tecnici di provato valore come Jano, Colombo, Lampredi, Chiti, Forghieri e, agli inizi, volle che le sue auto fossero disegnate dai più bravi carrozzieri italiani (Touring, Vignale, Ghia, Bertone) costituendo infine nel 1952 un rapporto esclusivo con un altro grande italiano, Battista Pinin Farina, per realizzare una omogeneità di stile.
Dopo una breve parentesi come direttore sportivo della Casa milanese lasciò l’incarico. L’approdo fu prima la fondazione a Modena dell’Auto Avio Costruzioni (1939) e poi, tra i turbini della guerra, quella della Fabbrica (1946-47) a Maranello, un piccolo paese agricolo divenuto nel tempo un centro industriale. Amava i motori 12 cilindri e la sua prima auto la <barchetta> 125 S ne montava uno. La via era tracciata, da un lato la produzione di auto superbe, dall’altro la Scuderia Ferrari che ormai era pronta per il mondo dei Grandi Premi. La prima vittoria giunse il 14 luglio 1951 nel GP di Gran Bretagna a Silverstone, dove l’argentino Froilan Gonzalez con una monoposto 375 F1 che portava l’insegna del Cavallino Rampante sconfisse le fino ad allora imbattibili Alfa Romeo.
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