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Parco della Salute: pubblico e privato si integrano

Parco Salute TO
 
IL FUTURO?
 
Conferenza
all’Accademia
di Medicina 
 
Verso il Parco della Salute
Ecco il piano
che rivoluziona
la sanità del Piemonte
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Solitamente benessere e tecnologia vanno di pari passo, e quando è proprio la salute ad avere la priorità pare non esserci limiti all’innovazione sia dal punto di vista clinico-assistenziale che del “comfort alberghiero”. Il tema è stato al centro, in queste settimane, di un dibattito all’Accademia di Medicina, dove l’avv. Gian Paolo Zanetta (commissario della Città della Salute e della Scienza) e Leonello Sambugaro (architetto alla Regione Piemonte) hanno illustrato l’attraente progetto del Nuovo Parco della Salute, una ambiziosa realtà clinico-ospedaliera che vedrà la luce entro i prossimi cinque-sei anni nell’ampia area torinese zona Lingotto. Si tratta di un complesso ospedaliero unico, comprendente i 4 presidi (oggi presenti nella Città della Salute e della Scienza) con elevati livelli di assistenza, di prestazioni e di ricerca particolarmente innovativi.
Non è cosa di poco conto pensare attualmente a una situazione complessa in cui le risorse per investimenti non sono molte, tanto che la realizzazione richiede un’azione di paternariato pubblico-privato: ciò significa che il 30% dei fondi verrà erogato dal pubblico, il resto dal privato che
viene coinvolto nel complesso dell’intervento per coprire i costi, fermo restando che la gestione dell’attività resta in mano allo stesso.
È un sistema che peraltro si sta sviluppando anche nel resto dell’Europa.
«Andremo a costruire un complesso vasto – ha spiegato Zanetta – che riguarda l’erogazione di assistenza, ricerca, didattica, formazione e incubatori fra imprese che lavoreranno nel campo biomedicale e in tutte le altre tecnologie. Concreta sarà la risposta a un bisogno di salute, cui si aggiunge la creazione di un volano economico importante, ossia di un sistema sanitario integrato, in quanto vi è la necessità, oltre ad uscire da vecchie mura (il riferimento è all’ospedale Molinette, sorto nel 1936, ndr), di garantire l’eccellenza con elevate qualità operative intensificando il rapporto tra ospedale e università, ma soprattutto tra assistenza e ricerca. Quindi un ospedale di insegnamento con la possibilità di sviluppare servizi e settori che siano funzionali per la ricerca. Il tutto, ovviamente, nella centralità del paziente, in una logica di coinvolgimento di molte e diverse professionalità, verso una Sanità del futuro».
Due saranno gli elementi di punta: il modello organizzativo e il servizio gestionale e manageriale. In più, avremo l’introduzione di un sistema dedicato alla ricerca avanzata e allo sviluppo di tutti quei settori che possono servire al completamento del Parco Sanitario. L’attenzione progettuale riguarda anche gli aspetti urbanistici e geografici in quanto il complesso sarà collocato in un asse comprendente parte di via Nizza sino a calpestare il suolo dell’intera zona Lingotto tanto da mutare la fisionomia della città.
Il primo lotto sarà dedicato alla sanità e alla formazione dell’attività clinica su un’area di 127 mila mq con i previsti 100 posti letto (p.l.) per l’Area critica, 419 p.l. per l’Area chirurgica, 281 p.l. per l’Area medica, 212 p.l. per l’Area di ostetricia e neonatale, e 70 p.l. per i cosiddetti tecnici, mantenendo il complesso del C.T.O. con i suoi 450-500 p.l. Secondo il relatore il numero dei posti letto è ritenuto congruo in quanto va visto nel confronto con gli attuali 2.300 p.l. dei 4 ospedali della Città della Salute e della Scienza: Molinette, C.T.O., Regina Margherita e Sant’Anna.
«Per quanto riguarda il numero della sale operatorie (S.O.) – ha precisato il manager –, saranno un filo meno rispetto alle attuali, così ripartite: 4 dedicate al P.S. di cui 1 per i pazienti pediatrici, 1 sala parto, 2 per l’emergenza, 18 per la chirurgia generale e 6 per la radiologia interventistica, mentre per la parte diurna sono previste altre 10 sale operatorie, di cui 4 per piccoli interventi».

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