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Addio a Marchionne, il fumo non fa distinzioni

Marchionne
 
 
IL PERSONAGGIO
 
È stato ricordato in questi giorni
Sergio Marchionne,
Ad di FCA e
presidente della Ferrari,
grande  protagonista
del salvataggio di Fiat e Chrysler
e imprenditore
che ha onorato l’Italia.
 

 

Di: Michele Fenu
 
Nato in Abruzzo nel 1952 e scomparso in luglio nell’Ospedale Universitario di Zurigo, era definito un genio dell’auto. Ma si sa che il fumo non distingue tra Vip e persone comuni  provocando conseguenze che si perdono nel tempo.
 
CENTO SIGARETTE CENTO
 
Molti anni fa, diciamo intorno al 2004, ero davanti all’ingresso del Cobo Center, il palazzo del Motor Show di Detroit, succhiando una caramella perché fumare era proibito. Si ferma una berlinona e ne scende un uomo grande e grosso con una sigaretta spenta in mano. Si guarda attorno, gli manca un accendino e, allora, con piglio deciso si rivolge a un poliziotto di guardia. <Fammi accendere> gli intima. Non dimenticherò mai il viso stupefatto dell’agente, che rimane in silenzio. L’uomo alza le spalle e si infila nel Salone, seguito da un gruppetto di persone.
E allora lo riconosco: è Sergio Marchionne, il manager italo-canadese destinato a salvare la Fiat e che in quel gelido gennaio era ai primi passi come amministratore delegato nella straordinaria impresa di creare un’azienda  mondiale, capace di evitare il fallimento, di concludere una fusione con la Chrysler e di trasformarsi in una top leader dell’automobile addirittura con la spinta di Obama e poi di Trump. Come avrei potuto immaginare che questo visionario personaggio sarebbe, purtroppo, mancato improvvisamente nell’estate scorsa quasi al termine di un’opera di risanamento industriale senza pari?
 
Figlio di un maresciallo dei carabinieri abruzzese emigrato in Canada, tre lauree, di cui una in filosofia, il vezzo di indossare sempre e solo un maglioncino nero, nessun interesse per la mondanità, Marchionne era un manager determinato,  lucido e intuitivo, che traduceva i sogni in realtà, incantando General  Motors, Chrysler e l’America. Un genio nel suo campo, duro e generoso insieme, con la passione per la Ferrari di Formula 1. Ma anche, e questo con il senno di poi è davvero stupefacente data l’intelligenza dell’uomo, un recordman del  fumo, capace, sussurravano nel suo staff, di fumare fino a 100 sigarette al giorno.
 
Sì, avete capito bene, 100 sigarette. I discorsi sulla prevenzione non lo coinvolgevano, pur se negli ultimi tempi, a 66 anni e con la amata prospettiva di mantenere solo la presidenza della Ferrari, era meno in forma. Il suo fisico stava cedendo e da oltre un anno, nel  segreto più assoluto (neanche in azienda erano al corrente delle sue condizioni), si recava con regolarità a Zurigo dove aveva subito un intervento al polmone destro con conseguenti terapie. Anche il sistema cardiologico (aorta, carotidi) era in crisi e l’operazione alla spalla non aveva offerto gli esiti sperati. E così dopo pochi giorni un infarto l’aveva stroncato.Marchionne ha resistito finché ha potuto. Viaggiava di continuo tra Italia e Stati Uniti, un fuso orario via l’altro,  dormendo poco, mangiando disordinatamente. La cabina del suo jet privato si trasformava in un fumoir  tra lo sconcerto dei collaboratori.  Amava il jazz, gli piaceva rilassarsi giocando a scopa, una sigaretta via l’altra. Un uomo duro sul lavoro, generoso e piacevole in privato.
 
È superfluo ormai analizzare nel dettaglio le cause del  suo crollo, ma, come riferiva un suo amico personale, tempo fa Marchionne si era fatto visitare in un famoso istituto milanese di tumori. E l’illustre specialista lo aveva pregato di non presentarsi più da lui con l’odore di fumo negli abiti. Per un oncologo il dolore alla spalla destra, che comportò una operazione in primis sconsigliata, era un segnale negativo che poteva presupporre un quadro clinico allarmante tra polmoni e sistema cardiocircolatorio.
 
Cento sigarette al giorno.
Che peccato.
 

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